Κυριακή 7 Ιανουαρίου 2018

Ι gatti di Kastellorizo

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Sono dappertutto nell'isola greca dell'Egeo svelata dal film di Salvatores. L'antica Megisti, invasa da turisti e imprenditori, non ha perduto la tranquillità e la pace.

Di Alessandro Robles - 03/01/2017

Tutta la vita si muove attorno al porto. Locande, piccoli hotel, bar, ristoranti sono gestiti dagli eredi dei vecchi abitanti.

I gatti di Kastellorizo

L'inverno dura poco. Il terremoto del 1926 e i devastanti bombardamenti dell'ultima guerra mondiale, due tragedie di una lunga storia.

Il tramonto a Kastellorizo

Fiore di mare, vedetta lontana, l'antica Megisti sboccia di sole al mattino e si chiude d'arancio al tramonto dietro le montagne. I suoi canti sono racchiusi nei volti arsi e nei muri dai colori intensi. I ricordi sono sepolti sotto le macerie vestite di sterpaglie. La storia, narrata da foto sbiadite e impressa in pietre e legni, è custodita dalle nuove generazioni di un popolo con i modi bruschi e gli occhi grandi.

Megisti (Meyis in lingua turca) dal nome del suo primo governatore Megistea, è ancora Grecia, ultimo vessillo nel Mar Mediterraneo a poche centinaia di metri dalla Turchia, terra in più del Dodecaneso, talmente spostata a oriente da essere indicata in un riquadro a parte nelle carte geografiche dell'Europa. L'isola, oggi chiamata Castelrosso o, alla greca, Kastellorizo, nome dato dai Cavalieri di San Giovanni di Rodi che vi approdarono nel 1306, è un avamposto col castello diroccato in cima alle case e agli scogli che diventano rossi quando piove. Un castello che svetta contro l'altra sponda che di rosso ha il colore della bandiera.

Il castello di Kastellorizo

Al centro dei commerci e del traffico marittimo, grazie all'insenatura naturale e un mare profondissimo, Kastellorizo ha vissuto a pieno le vicende del Mediterraneo: l'arrivo dei Veneziani, un lungo dominio ottomano e il passaggio di mercanti fin quando, nel 1943, dopo le conquiste di francesi e italiani, lo scalo marittimo fu occupato dalla resistenza greca..

Kastellorizo - Il porto in un immagine d'epoca - Da www.Kastellorizo.org

In quegli anni l'isola portava ancora i segni di una tragedia immane, il terremoto del 1926, che aveva sgretolato un porto florido e fittamente abitato da case semplici come i sogni di chi ha i piedi protesi verso la realtà ma le mani segnate dalle reti e la pelle lucida di salsedine. E per poco bastò la forza d'animo, il sangue di una razza testarda capace di riconquistare il controllo della sua terra.

La Seconda Guerra Mondiale giunse dal cielo con un carico di distruzione. Mentre i superstiti scappavano per mare alle isole vicine, il fuoco tedesco lasciava un paesaggio devastato e desolante, un piccolo porto con una ferita incommensurabile. Una ferita che ancora oggi ha cicatrici visibili, almeno fino a quando non sarà completamente coperta dalla mano dell'opulenza, da costruzioni che hanno un volto antico ma non il cuore, alloggi che spuntano dal ricordo di una sofferenza che a breve solo le carte potranno raccontare.

Kastellorizo - Una scena del fil Mediterraneo di Gabriele Salvatores

L'edilizia di Kastellorizo è costituita da fronti continui di residenze unifamiliari in stile neoclassico, simili a quelle di altre isole del Dodecaneso, addossate al piccolo porto e lungo terrazzamenti che salgono sul monte brullo. I tetti sono a due falde con un occhio rotondo sul frontone triangolare che guarda il mare. Sul prospetto principale, un balcone in legno segue lo stile mantenuto anche nelle nuove costruzioni, edificate da mani straniere, specie albanesi. Una lenta e continua crescita che sta mascherando ma non stravolgendo l'aspetto di uno scoglio dal fascino irresistibile.

Chi giunge in questa riva viene colto da un senso di smarrimento dapprima e da un inspiegabile coinvolgimento appena s'immerge nel clima e nella vicenda umana dell'isola. Kastellorizo è un approdo esclusivo, un luogo in grado di ispirare memorabili produzioni artistiche. Innanzitutto Mediterraneo di Gabriele Salvatores, premio Oscar come miglior film straniero, ambientato nel 1941. I fotogrammi di quella pellicola sono nella memoria di tutti, turisti e isolani.

Kastellorizo  - Panorama

"Mediterraneo, per informazioni rivolgersi a Chico" è la scritta azzurra che ancora oggi appare su un muro bianco nella piazza principale del borgo, una scritta rinnovata per tenere vivo il ricordo di un evento unico. Attraversare i viottoli e immergersi nei mille volti dell'isola fa rivivere i set scelti da Salvatores come la casa azzurra della "puta" Vassilissa, i panorami che si scorgono percorrendo le salite, fino all'aeroporto in cima al monte, il campo arido della partita a pallone di Abbatantuono e compagni.

Da quel 1991 molto è cambiato. Allora poche e sporadiche case spuntavano in un porto pressoché disabitato. In questi venti anni sono arrivati turisti, imprenditori, personaggi famosi o semplici curiosi. Il film è stata una fortuna e una condanna. Ma la ricrescita economica dell'isola non ha intaccato la tranquillità e la pace che ancora avvolge muri, barche, sassi e mare. Ne sa qualcosa David Gilmour, storico componente dei Pink Floyd, che cinque anni fa da quel silenzio ha estratto On a island, terzo album da solista nel quale spicca il brano Kastellorizon, opera venduta in un milione di copie e che ha messo un sigillo da leggenda sulle note della fedele Stratocaster e sui sessant'anni del musicista inglese.

Kastellorizo - Le case colorate

Tutta l'isola vive e si muove nel porto, dal minareto della moschea ora adibita a museo fino all'eremo dello scultore con la barba lunga. Locande, ristoranti, bar, tabaccherie e piccoli hotel, sono gestiti dagli eredi dei vecchi abitanti o, solo in alcuni casi, da chi all'isola ci è arrivato dopo. Il porto è l'approdo di panfili con alberi altissimi che scintillano solo di metalli e traghetti di linea che di traverso sembrano toccare gli estremi del molo.

Sbarchi e partenze accompagnano i giorni di commercianti, pescatori, reti e gatti. Gatti dappertutto. Si possono trovare sulle matasse lasciate nei viottoli, sotto i tavolini al ciglio della banchina, a decorare involontariamente ogni immagine fotografica o in attesa del pesce che il ristoratore pulisce all'imbrunire davanti ai passanti per attirarli alla propria locanda. A Kastellorizo il porto è l'anima che dà il ritmo al giorno, lo spirito che alita nella notte, la vita e la morte.

Kastellorizo - Il porto

Oltre l'insenatura che guarda la Turchia non c'è nulla di abitato. Le costruzioni si limitano a qualche chiesa, come quella di Santo Stefano, raggiungibile in barca nei tour organizzati che ti portano anche alla Grotta azzurra. E poi ci sono ruderi, tratturi, arrampicate. Alla principale insenatura segue un'altra più piccola e meno ventilata dove l'estate avverti un'oppressiva canicola. Qui regna una particolare quiete, quella del ricordo e del culto dei morti, sepolti nel piccolo camposanto in fondo alla strada, a pochi passi dal mare. Qui coesistono le radici nelle bare sotterrate e sovrapposte, nelle lapidi che qualcuno va a pulire dalla polvere o a benedire di preghiere. Al cimitero degli uomini in basso fa da contraltare il cimitero delle cose in cima alla montagna.

Scendendo a piedi dall'aeroporto, sotto lo sguardo sgomento di chi ci passa, appare una distesa di rifiuti d'ogni tipo lanciati lungo un dirupo. È la faccia triste di un territorio esclusivo. Ma forse è proprio la somma delle contraddizioni che crea un magnetismo fortissimo, come il clima di pace all'ombra di una caserma, un esteso insediamento militare che finisce fin nelle viscere del monte. Perché qui la guerra dicono non sia mai finita. E la vicina Ro, isola che la signora Despina abitò da sola fino all'ultimo respiro, è frequentata solamente da militari greci. La costa è impraticabile e l'isola si può circumnavigare con le imbarcazioni dei pescatori, figli di chi questa terra non l'ha mai abbandonata.

Kastellorizo - Le tipiche case colorate

Residenti alla vicina Rodi, schedati nei censimenti e nelle pubblicazioni, i greci di Castelrosso sono la presenza fissa d'ogni estate e i pendolari di un inverno che da queste parti dura poco davvero. Durante la stagione turistica, si spostano ogni venerdì mattina alla dirimpettaia città di Kas per comprare frutta e verdura al mercato turco. Anche chi è andato molto lontano, dall'altra parte del mondo, è tornato o ci torna ogni tanto. Sono i Kassies, greci emigrati in Australia. Mori e chiari, lingue e dialetti tra il greco e l'inglese si miscelano fino a confondersi nelle voci dell'isola.

C'è anche chi decide di sposarsi a Kastellorizo, come l'australiana di origini greche e il giovane italiano emigrato in Oceania, quel sabato di fine settembre. Un sodalizio che ha un sapore universale in una terra di confine. Il rito ortodosso si celebra con formule antichissime, canti a più voci in greco arcaico e un ritmo serrato nello svolgimento. Gli sposi hanno addosso il fiato dei parenti mentre giurano l'amore per sempre. Non ci sono auto fiammanti parcheggiate fuori alla centrale chiesa di San Nicola. Si arriva a piedi all'unico hotel con la terrazza grande. E si festeggia.

Kastellorizo - Le barche dei pescatori

Kastellorizo appare immersa nella quiete di pochi abitanti, ma la notte il mare ti parla delle sue anime. Se non ti coglie il sonno, in una di quelle costruzioni addossate al porto puoi ascoltare nella piccola camera col soffitto di legno le voci dell'isola che vive appena sotto il tuo letto. L'acqua, smossa dal vento e dalle correnti, scivola e sbatte contro muri e scafi, le imbarcazioni con alberi e funi producono sulla parete ombre rapide e oblunghe d'inquietudine marina. Kastellorizo è una terra fra le terre, mediterranea come nessun'altra, in mezzo alle vicende delle civiltà, un porto di colori accesi rinati dalla cenere.

L'antica Megisti è la convivenza degli opposti, l'equilibrio delle distanze, la storia di storie fra gloria e disperazione, separazione e ritorno, custodite in una quiete straordinaria. È brezza, sole, remi e tartarughe marine. È il segreto celato dietro i calli dei pescatori e quello che non sanno più esprimere gli sguardi freddi dei soldati. Un'isola che rivela, a chi la cerca, la sua grande certezza: non c'è vicenda né volontà in grado di strappare un germoglio che la sola acqua del mare può far rifiorire.

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