Κυριακή 15 Οκτωβρίου 2017

Nestlè cancella le croci dalle confezioni di yogurt


La più grande multinazionale nel settore dell’alimentare cede e fa sparire le croci dalle confezioni di yogurt

Marco Gombacci

Anche la più grande multinazionale nel settore dell’alimentare cede al politicamente corretto. La Nestlè ha deciso di eliminare la croce cristiana dalla confezione dello yogurt raffigurante le tipiche chiese ortodosse che si trovano in Grecia.

La Nestlè non è la prima multinazionale a nascondere la croce cristiana dalle sue confezioni. Ci aveva pensato prima di lei la Lidl, leader mondiale nel settore dei supermercati, che era andata a colpire una chiesa cristiano ortodossa di Santorini (Grecia) e la chiesa di Dolceacqua (Imperia), cancellando tutti i riferimenti religiosi “per non offendere la sensibilità dei clienti non cristiani”.

No, non avviene in Siria o Iraq, ma a Bruxelles, capitale del Belgio e dell’Unione europea dove, in nome del politicamente corretto, si nega tutto ciò che riconduce alle nostre radici giudaico cristiane.

Lo stesso politicamente corretto, che vorrebbe la religione e cultura cristiana relegata a vergogna della società occidentale, tanto da cancellarne tutti i riferimenti.

Non solo Bruxelles. Recente è il caso di divieto sancito dal Consiglio comunale di Charnwood, villaggio inglese vicino a Nottingham, di vendere delle tazze di caffè con la croce templare “perché i cavalieri templari hanno massacrato migliaia di musulmani più di settecento anni fa durante le crociate”.

Sempre in Inghilterra, in alcune scuole del Sussex, è vietato fare riferimenti temporali “prima di Cristo” o “dopo Cristo”, rivoluzionando la dicitura del calendario Gregoriano che vige dal 1582. “La religione cristiana viene utilizzata per giustificare comportamenti omofobi o forme di neo-colonialismo,” si legge in un testo di alcuni studenti dell’Università inglese di Oxford che metteva al bando un’associazione studentesca cristiana.

Le polemiche non sono tardate ad arrivare nemmeno in Germania quando a Karlsruhe, un artista aveva vinto un bando pubblico per dipingere le fermate della metro con affreschi che raffigurassero la Genesi, il primo libro della Bibbia. “Arte troppo cristiana!” l’ignobile capo d’accusa che pendeva sul malcapitato pittore.

In Italia sono scoppiate le polemiche quando una giornalista del TG1 è andata in onda in diretta con un crocifisso al collo ben visibile e sono immancabili le circolari scolastiche sotto il periodo natalizio che annullano le recite di Natale o i presepi.

In Belgio, Francia, Inghilterra, le chiese vengono demolite o riconvertite. A Bruxelles alcuni fedeli hanno bloccato la riconversione della chiesa di St. Catherine, a pochi passi dalla Grand Place. Qualche ben pensante belga aveva pensato bene di riconvertire in un mercato ortofrutticolo questa chiesa del secolo XIX con uno stile unico misto gotico-romanico.

Eravamo abituati a vedere i talebani e le bandiere nere dell’Isis cancellare tutti i riferimenti storici, religiosi e culturali delle zone da loro conquistate per reinventarsi una loro narrativa storica che li potesse agevolare nella loro conquista del potere.

Ora dobbiamo guardare casa nostra. Il politicamente corretto colpisce il mondo dell’educazione, della cultura, dell’arte e persino la distribuzione di massa. Se cancelliamo le croci dalle chiese su una confezione di uno yogurt, se distruggiamo le statue di Colombo, di Nelson, di Italo Balbo quando sarà il momento di distruggere le piramidi per colpa dei faraoni schiavisti o chiudere San Pietro per via di Torquemada e dell’intera Inquisizione spagnola?

La sottile linea rossa è quasi impercettibile ma la società occidentale deve reagire. Lo deve fare per se stessa, per i suoi figli e per tutti coloro che ancora nel XXI secolo sono orgogliosi della loro fede in Gesù Cristo ma vengono perseguitati e uccisi in tutto il mondo per la sola colpa di essere cristiani.


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