Παρασκευή 20 Οκτωβρίου 2017

Passaparola: la nuova vita di Kastellorizo

Getty Images
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Nell'Egeo, un’isola di appena nove chilometri quadrati, con alle spalle una lunga storia e numerose rinascite. Meta di velisti e intenditori di mare fino al film Mediterraneo che l'ha fatta scoprire a tutto il mondo, oggi è il rifugio barefoot di impenditori e intellettuali italiani

di Mariella Grossi 

13 agosto 2015

L’ultimo lembo d’Europa prima dell’Anatolia turca è un’isola di nove kmq: Kastellorizo. Eppure questo fazzoletto di terra cambia sempre vita. Ora è alla sua quarta vita, come rifugio barefoot di impenditori e intellettuali. Italiani. In pareo e ciabattine, al sicuro da discoteche e locali hip, dove nessuno li riconosce nell’unico supermercato, sull’unico taxi o sugli scogli bruciati dal sole.

Fino alla Prima Guerra Mondiale qui si respirava ricchezza, grazie alla borghesia armatoriale che ha trasformato Megisti, il porto a ferro di cavallo in un gioiellino architettonico di case neoclassiche dai colori pastello. Poi il dominio italiano dal 1921, i bombardamenti inglesi, l’esplosione devastante di un deposito di munizioni l’hanno fatta scivolare nello limbo di un’isola cenerentola. Fine della prima vita: inizia la seconda grazie alla sua posizione strategica nell’Egeo, a tre km dalla costa turca e dalla cittadina di Kas. Un ancoraggio fantastico per skipper, velisti, charter di caicchi in rotta tra il Dodecanneso e per le meraviglie archeologiche dell’antica Licia. E Kastellorizo si riscatta come crocevia nautico, si riempiono le taverne, gli ormeggi di Ro, Agios Georgios, Strongyli, gli isolotti che la circondano. Ma resta una meta defilata, per intenditori del mare.

Terza vita: il film Mediterraneo (1991) fa scoprire Kastellorizo a tutto il mondo, calamitando qui persone smarrite che si chiedevano come mai fossero capitati su una roccia senza spiagge. Ma anche gente felice di ritrovare una Grecia autentica e spartana, compreso lo stesso regista Gabriele Salvadores: “una sensazione di libertà e di pulizia, di essenzialità e di profondità dei nostri pensieri, un lasciarsi andare ai ritmi naturali del mare, del sole e della luna, del vento caldo dell’Egeo”. Passato il film, finita la moda, l’isola torna un’enclave del popolo delle barche. Anche nomi famosi, Dolce&Gabbana, Loro Piana, Dave Gilmour dei Pink Floyd che ha scritto la canzone Castellorizon nel suo album On an island.

Quarta vita: il castaway comodo, per giornalisti notai, imprenditori e industriali che amano l’understatment, hanno comprato (e restaurato) case, oppure trascorrono la vacanza ormeggiati in porto, spostandosi con il tender fra Ro, lo scoglio di Agios Georgios che nel frattempo si è organizzato una spiaggia di piattaforme con ombrelloni e un bar con grill. Da Megisti salpano ogni venti minuti le barchette veloci che portano alla Grotta Azzurra, alle isolette (pochi scelgono Strongyli per il problema delle mosche cavalline), o alle plakas, nicchie fra le rocce sul mare blu, a destra del porto. Non c’è tregua d’ombra, ma molti amano fare il bagno qui perché l’acqua è calda. Il servizio delle barchette è fondamentale per chi non ne ha una propria, ma vuole vivere un’esperienza di mare assoluto ed essenziale.

Si arriva sull’isola da Rodi con il traghetto (tre ore e mezza) o con i piccoli aerei Olympic (20 minuti di volo). Ora si può finalmente contare su alberghi piacevoli, concentrati a destra del porto dove si fa il bagno e non ormeggiano le imbarcazioni. C’è il boutique hotel Mediterraneo di Marie Livalant, francese e architetto che ha sposato il proprietario della taverna Lazarakis (gran pesce, ma prezzi milanesi), il Megisti, con un’immensa terrazza sul mare. E il Kastellorizo, orgoglioso di essere fra i 100 hotel greci che servono la migliore prima colazione: da provare, soprattutto le marmellate e i dolci casalinghi. Il consiglio è di prenotare le suite sul molo (costano da 100 a 160 euro in alta stagione) con il letto a soppalco, ombrelloni e chaise longues a filo d’acqua. Per una giornata di pigrizia e tuffi, controllando solo che non stia facendo il bagno anche la famiglia di tartarughe che vive qui.


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