Τρίτη 28 Φεβρουαρίου 2017

Aristotele è vivo e vegeto Un faro per gli scienziati

Αποτέλεσμα εικόνας για aristotelis

Aristotle -totle -totle (in italiano suona Aristotele -totele -totele) è il titolo originale che il biologo Max Delbrück, premio Nobel per la medicina, diede a un suo articolo nel 1971. Commentando la scoperta del Dna, Delbrück notò come già Aristotele avesse intuito, nella sua dottrina dell’anima come «forma» del corpo, precisamente il principio del Dna. 

A differenza di Platone, infatti, che concepì l’anima come distinta e separata dal corpo, Aristotele sostenne che essa niente altro è che la «formula» (che significa proprio «piccola forma»), il «piano di sviluppo», il «programma» immanente al corpo: precisamente come lo è il Dna, scoperto circa 2.400 anni dopo. Si comprende così il titolo del saggio del biologo americano: la scienza sembra una ripetizione, una serie di eco, di uno stesso nome: Aristotele -totele -totele.

Delbrück non è un caso isolato fra gli scienziati. Denis Noble, uno dei biologi viventi più importanti al mondo, ha criticato in tempi recenti le teorie neodarwiniane, rifacendosi espressamente alla nozione aristotelica di causa finale o scopo. In diversi suoi studi egli rigetta la spiegazione dei fenomeni della vita nei termini del meccanismo genetico che li produce e propone una teoria scientifica che tiene conto, al modo di Aristotele, dello scopo verso cui essi tendono, ossia l’uomo, noi stessi: «Noi siamo il sistema — ha scritto Noble — che fa sì che il loro codice (quello dei geni) possa essere letto; e la loro conservazione è totalmente dipendente dalla gioia che noi sperimentiamo nel riprodurre noi stessi. Noi siamo lo scopo ultimo della loro esistenza». Di nuovo: Aristotele -totele -totele.

Se ora dalla biologia passiamo alle discipline più filosofiche, i richiami ad Aristotele non accennano a diminuire. Come ha mostrato Enrico Berti, uno dei maggiori conoscitori al mondo del filosofo greco, il ritorno ad Aristotele in filosofia nel Novecento, dopo la grande stagione dell’idealismo tedesco, è stato pressoché unanime: da Hans Georg Gadamer ad Alasdair MacIntyre, da Chaim Perelman a Hilary Putnam, fino al premio Nobel per l’economia Amartya Sen, tutti hanno riscoperto temi importanti dell’etica, dell’antropologia e della retorica del filosofo greco.

In tempi più recenti, tuttavia, si registrano novità interessanti, soprattutto nei Paesi anglosassoni, nell’ambito della metafisica. Se nel continente europeo, infatti, dopo le critiche di Kant, di Heidegger, del neopositivismo logico, la metafisica era data per morta, negli ultimi anni essa è stata avvistata, per dir così, viva e vegeta, anzi proprio felice, nei Paesi di lingua inglese (forte del credito ininterrotto accordato ad Aristotele a Oxford e Cambridge da parte di generazioni di filosofi analitici).

Se oggi, per esempio, proviamo a digitare la parola metaphysics (in inglese) su Amazon, il risultato è sorprendente: 35.058 libri. Alla faccia della morte della metafisica! I filosofi continentali europei, che ancora si lamentano, o si compiacciono, della morte della metafisica, sembrano proprio accompagnare al camposanto un feretro vuoto.

Certo, non tutti i testi si rifanno alla metafisica di Aristotele. Tuttavia, all’interno di questa inusitata rinascita, la corrente neoaristotelica negli anni più recenti si sta imponendo come alternativa a quella finora dominante di Willard Van Orman Quine. I titoli di alcuni testi collettanei, tra l’altro pubblicati in case editrici prestigiose, non lasciano spazio a dubbi: Neo-Aristotelian Perspectives in Metaphysics (Routledge, 2014); Contemporary Aristotelian Metaphysics (Cambridge University Press, 2012). Se poi si guarda alle università in cui lavorano gli autori di questi saggi, una cosa emerge con chiarezza: Aristotele parla ormai quasi soltanto inglese ed è emigrato in Australia.

Ben vengano dunque i testi di Aristotele. In un momento in cui il filosofo viene apprezzato più all’estero che in casa nostra, ripresentare i suoi testi in una bella antologia come quella oggi in edicola con il «Corriere» può contribuire a far riscoprire in Italia la purezza della fonte originaria della filosofia come della scienza, ossia, ora e sempre, semplicemente Aristotele.

Quando leggo della perdita di attrazione del liceo classico e dell’umanesimo, mi trovo a immaginare un discorso in favore delle discipline scientifiche. Ecco un esempio: «È venuto il momento di confutare il mito delle discipline umanistiche, concentrate sostanzialmente sulla vecchia cultura greca, Aristotele e i soliti noti. Tutto ciò infatti è in contraddizione con il mondo moderno. Se si guarda alla sostanza, le discipline scientifiche di ogni genere e specie si rivelano potenzialmente molto più utili. Tutto il curriculum scolastico va ripensato con categorie nuove. E non basta aggiungere un’ora d’informatica, perché, come si suole dire, una rondine non fa primavera».

Ebbene, tutte le parole in corsivo (confutare, sostanzialmente, in contraddizione, potenzialmente, genere, specie, categorie) non avrebbero senso alcuno senza la filosofia di Aristotele, che ne ha inventato e chiarito il significato. L’ultima frase — una rondine non fa primavera — anche se pochi ne sono al corrente, è di Aristotele. Criticare la cultura greca equivale a imbrattare i muri delle nostre città con la scritta «abbasso i colori», ma usando vernici colorate. E poi, proprio i grandi scienziati, come abbiamo visto, riconoscono l’importanza di Aristotele.


LE INIZIATIVE DEL CORRIERE



http://www.corriere.it/gli-allegati-di-corriere/17_febbraio_20/collana-corriere-aristotele-filosofia-edicola-prima-uscita-pensiero-59d9a3f0-f78a-11e6-9a71-ad40ee291490.shtml#



Δεν υπάρχουν σχόλια:

Δημοσίευση σχολίου