Κυριακή 25 Σεπτεμβρίου 2016

Merkel: «Prenderemo centinaia di migranti da Italia e Grecia»

Angela Merkel apre all'accoglienza di «centinaia» di migranti «legali» ogni mese da Italia e Grecia e chiude ai clandestini che dovranno essere fermati fuori dalle frontiere dell'Unione europea attraverso accordi sul modello turco con Paesi terzi, dall'Egitto al Pakistan, dall'Afghanistan all'Africa.
Al vertice di Vienna sull'emergenza migranti con il cancelliere austriaco Christian Kern e i leader di leader dei Balcani occidentali e del centro Europa, la cancelliera tedesca illustra la sua ricetta per evitare che si ripeta l'esodo del 2015 lungo la rotta balcanica, rispetto al quale, comunque, «molto è stato fatto».


GUARDE DI FRONTIERA EUROPEE. A rafforzare la sicurezza dei confini Ue, le guardie di frontiera europee che saranno ufficialmente lanciate il 6 ottobre in Bulgaria - ha annunciato il commissario Ue alla migrazione Dimitri Avramopoulos, spiegando che ci sarà anche un «Ufficio europeo per i rimpatri».
Dopo la batosta elettorale a Berlino e la 'promessa' che non si ripeterà ciò che successo nel 2015, Merkel ribadisce il nuovo corso anche al di là dei confini nazionali. «Il nostro obiettivo deve essere quello di fermare per quanto possibile l'immigrazione illegale» fuori dall'Ue, ha detto la cancelliera assicurando a Italia e Grecia ulteriori aiuti e rispondendo, un po' in filigrana, a Matteo Renzi che in un'intervista al Washington Post aveva ribadito che «l'Europa deve investire in Africa» e sottolineato la mancanza di una «visione» da parte dell'Ue che ha bisogno di una «strategia per i prossimi 10 anni».
ACCORDI CON I  PAESI TERZI. «È necessario» - ha aggiunto appunto Merkel - «fare accordi con i Paesi terzi, specialmente in Africa ma anche con Pakistan e Afghanistan...in modo che sia chiaro che coloro che non hanno il diritto di stare in Europa possano tornare nei loro Paesi».  A sostenere la necessità di «riprendere il controllo dei confini esterni» dell'Unione è anche il cancelliere austriaco Christian Kern, sulla linea del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk che spinge sul bisogno di certezze. E di una in particolare: «Che i Balcani occidentali rimangano chiusi all'immigrazione illegale».
LEADER INSODDISFATTI. Anche se i leader dei Paesi in questione non sembrano fidarsi delle assicurazioni ricevute. Non è soddisfatto del vertice di Vienna, privo di decisioni concrete, il premier serbo Aleksandar Vucic che critica anche la mancanza di una posizione unitaria dell'Europa. E anche se - guardando al grande sponsor dei muri, il premier ungherese Viktor Orban - Vucic ha ribadito che Belgrado non innalzerà barriere, ha precisato che in caso di una nuova crisi acuta sarà costretto ad adottare «determinate misure per difendere i suoi interessi nazionali». Intanto François Hollande cerca di disinnescare la mina Calais rispondendo alle critiche della destra che aveva evocato il rischio della moltiplicazione in tutto il Paese di 'mini-Calais'. «La Francia non sarà un Paese di campi» profughi, ha detto il presidente, annunciando di volere chiudere interamente la cosiddetta 'giungla' ripartendo i 9 mila migranti nei 140 centri di accoglienza temporanea realizzati in 80 dipartimenti dove potranno fare richiesta d'asilo. Per coloro a cui non verrà concesso, scatterà il rimpatrio

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