Παρασκευή 30 Σεπτεμβρίου 2016

L’uomo razzo affondato a Salonicco

beretta

Una lunga sfilza di esoneri, le controverse imprese di Siena e i trenta giorni di Salonicco. La carriera (in breve) di Mario Beretta

I trenta giorni di Salonicco. Poesia scritta e recitata dalla iena di Milano, Mario Beretta, conosciuto in Italia per una serie di motivi che saranno successivamente illustrati e apprezzato in Grecia per essere riuscito nell’impresa di farsi esonerare senza aver affrontato nemmeno una gara ufficiale. Roba che nemmeno Zamparini, forse. Storia del giugno 2010, con tanto di annunci trionfalistici per il grande colpo. Simbolo della scuola italiana degli allenatori, degnamente rappresentata dal men in black della panchina della panchina. Poi l’epilogo, in fondo già scritto ma solamente anticipato. Trenta giorni per rompere con i giocatori, per rendersi protagonista di un pessimo precampionato e per salutare. Un’avventura tanto fugace da non lasciar traccia nemmeno sulle enciclopedie del web.
Alla base della rottura la protesta inscenata da alcuni giocatori, sorpresi dai metodi da “sergente di ferro” imposti dal tecnico che nel frattempo aveva imparato a parlare la lingua fluentemente, tanto quanto Mazzarri, per rendere bene l’idea. Avrebbe dovuto giocare il preliminare di Champions, contro l’Ajax, avrebbe potuto coronare il sogno di allenare una grande squadra, passando proprio dalla Grecia, storica terra d’imprese. E invece: “So che dovrò dire addio alle mie speranze di allenare una grande squadra, ma non mi pesa. Lavorerò di più ma non avrò lo stress dei tre punti, ti porta a stravolgere il tuo modo di pensare”.

La nuova vita

E’ a Cagliari, da responsabile del settore giovanile, con le idee piuttosto chiare. “Non voglio lavagne nel pre partita né pulcini che fanno il fuorigioco”. E’ lì, come l’uomo ombra di Rastelli che forse dovrà guardarsi le spalle dall’improvviso “attacco” del collega che ha però escluso ogni possibile coinvolgimento, anche quando il tecnico sardo sembrava sull’orlo dell’esonero: “Stop, capitolo chiuso”. Per non farsi mancare nulla, l’ex trainer, tra le altre, di Saronno, Brescia e Latina, ha conseguito l’abilitazione alla professione di direttore sportivo: “Oramai sono pochi gli allenatori che possono scegliere i calciatori”. Meglio passare dall’altra parte della barricata, magari provando a trovare maggiori fortune. Quasi una certezza, visti i risultati poco brillanti ottenuti in panchina. Salonicco è la punta dell’Iceberg, è l’eredità da lasciare ai posteri ma nel mezzo ci sono tante altre esperienze (alcune anche positive!) da raccontare in pillole.

Le partenze a razzo

Hanno caratterizzato il primo Beretta, leader indiscusso dei gironi di andata. D’altronde a Milano il panettone è una religione e fino a dicembre l’allenatore (durante le sue prime esperienze) è sempre riuscito a dare il meglio di sé, rinunciando però spesso alla Colomba pasquale. Eccezionale l’impresa di Terni: primo posto a gennaio e poi il crollo, fino alla sostituzione con maciste Bolchi. Stessa sorte con il Chievo: dal quarto posto alla retrocessione, evitata da D’Angelo, subentrato a poche giornate dalla fine. Lo scandalo di calciopoli gli regala la qualificazione in coppa Uefa con il Parma, ovviamente grazie ad una classifica totalmente stravolta. Poi Siena, rinascita e canto del cigno: si salva e viene esonerato. Il ritorno, un’altra salvezza e un nuovo licenziamento. Avventure paradossali, seguite poi da una lunga sfilza di delusioni (ed esoneri) collezionati a Lecce, Torino, Cesena, Latina e Brescia, in ordine sparso.

Il personaggio

Ha regalato spettacolo con alcune uscite degne di essere ricordate. Dopo un Palermo-Siena si sfogò così ai microfoni di sky.  “Oggi il Palermo è uscito con i cappucci, ha rubato, ha rapinato palesemente la partita”, tanto per toccarla pianissimo. Meritevoli di attenzioni gli aneddoti raccontati da Cesena, laddove riuscì a farsi espellere per aver mimato il celebre gesto di Luca Toni. “Luca lo fa quando va in gol, io non posso segnare. Il problema è che ci si prende troppo sul serio”. Come dargli torto? Altrettanto memorabile il gestaccio rivolto ai tifosi dell’Inter, rei di averlo insultato al termine della partita. Un video che ad oggi conta solo 775 visualizzazioni. Una perla che avrebbe meritato maggiore considerazione.

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