Σάββατο, 9 Ιουνίου 2018

Nell’Antica Roma, 9 Giugno: terzo giorno delle Feste delle Vestali, le precursori delle nostre Suore!

 Αποτέλεσμα εικόνας για Feste delle Vestali

La religione cristiana ha attinto quasi tutto da quella preesistente, pagana (in particolar modo, visto l’importanza che per questo popolo aveva la religione, etrusca) e romana, innestando naturalmente riti, miti, consuetudini, caste sacerdotali con annesse vesti o simboli, sulla base ebraica che ne costituisce l’ossatura, che man mano che diventava sempre più latina ed internazionale si allontanava da ciò che l’aveva generata a Gerusalemme.

di Daniele Vanni, 09 06 2018

Ad esempio, l’istituzione, assai tarda, delle “suore”, (dal lat. soror, sorella) e prima delle monache, già all’inizio del IV° sec. (che precedono rifacendosi proprio alle Vestali romane, il monachesimo maschile che nasce invece in Palestina ed Egitto) ricorda molti aspetti della classe sacerdotale (nel Cristianesimo primitivo potevano celebrare anche le donne!) delle Vestali.

E come queste sono spose in e di Cristo, le Vestali avevano ruolo della sposa e quindi custodi del fuoco sacro, in qualità di sacre sacerdotesse votate al culto della dea Vesta.

Si trattava di giovani fanciulle di rango patrizio, scelte nell’età tra i sei e i dieci anni, che venivano consacrate dal Pontefice massimo (non viene da qui, anche il nome del Papa cristiano?) e che dovevano fare voto di castità. Il loro servizio durava trent’anni: dieci impiegati nell’apprendistato, dieci nell’esercizio delle funzioni sacerdotali e, infine, dieci nell’istruzione delle nuove Vestali.

Il tempio che ospitava le sacre vergini era di forma circolare, (spesso confuso a Roma con quello di Ercole Olivario, che può darsi data la forma che sia stato poi usato anche dalle Vestali in tempi tardi) sul Lungotevere, e ne resta una parte importante, proprio di fronte alla loro meravigliosa casa con giardino e colonnato (anche questo un esatto anticipo dei conventi!).

Si dice che vi fossero vari ordini di fuochi, quelli votivi, quelli cerimoniali, ed il più ascoso, quello perenne e dal quale tutti i fuochi dovevano scaturire. Anche quello prelevato e condotto nelle nuove città di colonizzazione.

Come abbiamo visto, il loro sacerdozio durava trent’anni, passati i quali avevano facoltà di lasciare il tempio e anche di sposarsi. Le sacerdotesse di Vesta vivevano nel cosiddetto Atrium Vestae, collocato accanto al tempio rotondo della dea nel Foro Romano, ma comunque avevano la possibilità di uscire e di rientrare in un tempo stabilito.

La cerimonia d’iniziazione, che le consacrava alla dea, merita particolare attenzione visto che cela in sé particolari usanze. L’iniziazione ai misteri avveniva nell’Atrium. Qui si svolgeva l’inauguratio, la consacrazione della novizia che consisteva nel taglio sacro dei capelli, (proprio come le suoew cristiane!) appesi in un secondo tempo ad un albero antichissimo (secondo Plinio quella pianta aveva almeno 500 anni).

In seguito, la fanciulla indossava una veste candida simbolo della purità e dell’iniziazione.

Dopo questa fase la vestale assumeva il nome di Amata, ed era pronta per mettersi al servizio della sacerdotessa più anziana, la Maxima.

Quindi un cambio di nome come nel Cristianesimo. Un secondo Battesimo.

In quel luogo sacrale, dove ardeva il fuoco perenne, si conservavano anche degli oggetti sacri e arcani (pignora imperii), conosciuti solo dalle Vestali e dal loro capo spirituale, il Pontefice massimo. Si trattava con ogni probabilità dei Penati, Numi tutelari della casa e demoni custodi degli insediamenti umani, intimamente legati al culto del fuoco sacro di Vesta nel cui tempio avevano il proprio scomparto, il Penus. Oltre ai Penati vi era anche il Palladio, (scultura che raffigurava la dea Atena nell’atto di levare in alto lo scudo e la lancia). Gli oggetti cultuali in questione, sorvegliati dalle sacerdotesse vergini, furono salvati (così vuole la tradizione), da Enea durante l’incendio di Troia e portati nel Lazio. Le custodi di tali segreti godevano dei massimi onori e privilegi, ma il loro rigido servizio comportava rinunce e richiedeva la massima attenzione. Nel caso in cui la Vestale, a causa di una distrazione avesse provocato lo spegnimento del fuoco, veniva pubblicamente battuta a sangue con delle verghe. Infatti, un evento di tale portata rappresentava per lo Stato un presagio funesto.

Nel caso in cui la fanciulla avesse infranto il voto di castità invece, era condannata senza pietà e sepolta viva. Dato che non poteva essere infranta la sua sacralità con un’arma.

L’ordine delle Vestali, secondo la tradizione, fu istituito dal secondo re di Roma, Numa Pompilio, profondo conoscitore delle pratiche magico-religiose.

Uno dei lavori più importanti espletati dalle Vestali era rappresentato dalla preparazione della mola salsa, una focaccia sacro utilizzata nel corso dei sacrifici. Anticipazione, in questo caso dell’Ostia cattolica!

Uno degli ingredienti principali era il farro, cereale dalle valenze magiche che una volta abbrustolito sul fuoco sacro, veniva poi pestato nei mortai fino ad ottenere una sorta di farina. L’impasto della farina con acqua e sale era indispensabile durante i sacrifici. Il sacerdote addetto al rito sacrificale, infatti, si serviva della mola salsa che poneva in pezzetti sul capo della vittima prima della sua uccisione.

E’ da ciò che deriva il termine immolare, volto a indicare le offerte sacrificali.

Indispensabile era anche il ruolo che rivestivano le Vestali nella preparazione dei suffimina, profumi magici intimamente legati alla ritualità dei romani.Le fumigazioni rituali in effetti, racchiudevano un grande potere e venivano espletate in occasione di solenni ricorrenze.

Il grande Ovidio, nel quarto libro della sua opera i Fasti, descrive la sua preparazione e gli elementi chiave che componevano i suffimina. Uno di questi era il sangue del cavallo d’ottobre e le ceneri dei feti, estratti dalle vacche gravide sacrificate in occasione dei Fordicidia, festa propiziatrice di fecondità. Le Vestali amalgamavano il sangue equino rappreso e le ceneri del feto, aggiungendovi pure baccelli di fave vuote. Ciascuno degli elementi menzionati possedeva particolari peculiarità magiche. Il sangue era legato alla fecondità e lo stesso dicasi per le ceneri del vitellino, mentre gli involucri delle fave tenevano lontani i temibili lemures, spiriti inferi o forme larvali che amavano cibarsi con questo legume.

Non a caso dalla fava, derivava il nome della Gens più religiosa di Roma, i Fabi, ai quali era riservata l’organizzazione di tanti riti e feste religiose come i Lupercali e alla cui famiglia erano riservati molte cariche sacerdotali!

CULTO DI VESTA – ESTIA

LA ESTIA GRECA

Dea greca del focolare domestico, la primogenita di Crono e di Rea, sorella maggiore di Zeus. Il suo culto è antichissimo e il mito è praticamente dimenticato nei sonni della storia.

Si sa che, corteggiata da Poseidone e da Apollo, la Dea ottenne da Zeus di poter mantenere per sempre la sua verginità, in cambio ottenne grandi onori e il culto in tutte le case degli uomini e nei templi.

Suo attributo è il focolare e il fuoco sacro. Narra ancora il mito che quando Hermes, cioè Mercurio, assurse all’Olimpo, la Dea gli cedette il posto alla mensa degli Dei perchè schiva anche dei banchetti, il che fa pensare a un’antica Dea declassata, una Grande Madre.

VESTA ROMANA

Ovidio – Fasti:

“Per lungo tempo credetti stoltamente che ci fossero statue di Vesta,

ma poi appresi che sotto la curva cupola non ci sono affatto statue.

Un fuoco sempre vivo si cela in quel tempio

e Vesta non ha nessuna effige, come non ne ha neppure il fuoco.”

“Io sono Colei che è, e nessun uomo ha mai sollevato il mio velo.” cantavano le sacerdotesse della Grande Madre, colei che non poteva essere raffigurata, Per questo Vesta non ebbe mai immagini, era la Dea Primigenia, tanto è vero che i Romani, nell’onorare gli Dei, riservavano al sacrificio a Vesta il primo posto, doveva sempre essere onorata per prima.

I Sabini, che seguivano il calendario lunare delle società matriarcali, e sapevano di divinazione e magia, portarono a Roma il culto di Vesta, già onorata ad Albalonga, la corrispondente romana di Estia, e di Quirino che fu associato a Romolo divenendo Romolo Quirito. Alcuni autori hanno supposto che la trasformazione del nome Estia in Vesta derivasse dall’associazione Venus-Estia, legati poi in Vestia (V-Estia) e poi ancora in Vesta, non improbabile perchè anche Venus-Afrodite fu in tempi molto remoti una Dea Madre, esattamente come Estia.

Nel primo giorno dell’anno, una fiaccola portata dal tempio di Vesta portava il fuoco di ogni casa. L’accesso al tempio era vietato agli uomini, con l’eccezione dei Pontifex Maximus, a cui però era interdetto l’accesso al sancta santorum, dove si conservava il “Palladio troiano”, la statua di Pallade caduta dal cielo a Troia e condotta a Roma da Enea.

Nel 394 d.c., in seguito alla proibizione della religione romana, il Palladio venne distrutto dall’ultima delle vestali, la gran sacerdotessa di Vesta. Con la sua distruzione, per non farla profanare dai maschi, cade il vero sacerdozio femminile, portatore degli antichi misteri.


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