Πέμπτη, 21 Ιουνίου 2018

Ma i Balcani resteranno una polveriera se si cancella la storia in Macedonia

Αποτέλεσμα εικόνας για megas alexandros

Il caso del nome per Skopje la dice lunga: la stabilità politica passa da quella sociale, non da soluzioni pasticciate.

di Francesco De Palo, 15/06/2018

I soliti megafoni con il sole in tasca si affrettano a pontificare sul caso Macedonia, in sospeso da 27 anni per via di un difetto di forma sul nome, sostenendo che alla fine dei conti è solo un nome. Dimostrando ancora una volta la sciatteria di certa presunta intellighenzia italiana che affolla le spiagge di Capalbio anziché andare nei luoghi di cui si scrive.

La questione sul nome da dare a Skopje è controversa semplicemente perché c'è stato un clamoroso furto di identità. La Macedonia è una regione della Grecia, ha dato i natali ad Alessandro Magno ed alla sua dinastia, così come sostenuto tra gli altri da duecento tra i più insigni storici e archeologi mondiali che scrissero un appello pubblico all' allora Presidente americano Barack Obama (ovviamente inascoltato) per impedire un clamoroso falso storico. Che si è puntualmente verificato.

E invece non solo i due premier Tsipras e Zaev si sono accordati sul nome Macedonia settentrionale, ma hanno mostrato tutti i propri limiti culturali e geopolitici: il dramma sociale successivo alla guerra nella ex Jugoslavia non potrà essere definitivamente sanato se non rispettando le diversità dei singoli attori in un clima di cooperazione e convivenza.

Stupri della storia come quelli accaduti a Skopje fanno solo male alla verità dei fatti e a chi subisce la sciatteria di una politica mediocre e tutta dedita alla conservazione della propria fetta di sterile potere.

Stephen Miller insegna archeologia all'Università della California ed è considerato universalmente come uno dei massimi studiosi in vita. Nell'appello che assieme a 200 colleghi ha rivolto alla Casa Bianca ha scritto che la provincia settentrionale della Grecia è stata chiamata Macedonia per circa 3.000 anni, inoltre “è noto alla storia che i macedoni erano greci e che, di fatto, Alessandro Magno si considerava un discendente di Achille ed Ercole: c'è qualche dubbio su questi fatti storici?”.

Tra l'altro ha più volte osservato come non vi fosse alcuna lingua macedone distinta dal greco, e Alessandro Magno, la cui statua oggi troneggia a Skopje per fini unicamente turistici, certamente si è identificato come greco. “E voi pensate che il suo tutore, Aristotele, gli diede lezioni in slavo?”. E certifica che la motivazione principale per cui oggi la Fyrom ha aperto il capitolo sulle rivendicazioni storiche fasulle è solo di tipo territoriale.

“L'obiettivo originale di annessione era finalizzato all'accesso al Mar Egeo – ha detto – ed è ancora oggi alla base della questione. Più difficile da affrontare è la questione dell'identità rubata. La gente pretende un'identità. La loro è stata rubata, e loro lo sanno, ma non possono rinunciare a Alessandro e sostituirlo con Patraos, uno dei re di Paionia che è una parte del loro vero e proprio patrimonio, ovvero la loro vera identità. Credo che la gente di Skopje abbia bisogno di istruzione”.

E sottolinea: “Per motivi di accuratezza storica, si deve comprendere che la Macedonia era ed è greca. Spiacente di andare avanti così ma devo difendere la precisione storica se la mia professione ha un qualche valore. La storia virtuale che la Fyrom sta praticando ci lascia galleggiare senza una bussola”.

Nonostante tutto Grecia e Fyrom sono giunte a quell'accordo, con le opposizioni dei rispettivi parlamenti che promettono strali contro Tsipras e Zaev per una mossa senza basi storiche e sociali.

Proprio ciò che non serviva ad una macro regione che invece è sempre più strategica per il versante euromediterraneo e per gli scenari futuri che investono anche l'Italia (e ciò che resta dell'onestà intellettuale).


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