Τρίτη 20 Δεκεμβρίου 2016

Il cinismo dell'Eurogruppo strozza i pensionati greci


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Torna a salire la tensione tra il Paese ellenico e la Troika.


L'Eurogruppo ha bloccato l'erogazione di 45 miliardi alla Grecia perché il premier Tsipras ha “osato” pensare di distribuire 617 milioni ai pensionati più poveri. La plutocrazia europea mostra il proprio lato più cinico, ma le ricette che impone non funzionano.

L'analisi dell'economista Giacomo Bracci.

Torna la tensione tra la Grecia e l’Eurogruppo, dopo che il primo ministro greco Alexis Tsipras ha annunciato la decisione di distribuire 617 milioni di euro agli 1,6 milioni di pensionati a basso reddito.

La reazione da parte delle strutture europee è stata piuttosto dura. L'Eurogruppo ha infatti deciso di bloccare l’erogazione dei 45 miliardi di euro che erano stati allocati per essere forniti alla Grecia come parte del piano di aiuti negoziato lo scorso anno.

“In questo momento in Grecia vivono 1,6 milioni di persone al di sotto della soglia di povertà – osserva l'economista Giacomo Bracci - molti dei quali sono dei pensionati”.

Il premier greco  aveva deciso di ridistribuire delle cifre dovute al surplus pubblico. Questo proprio perché i programmi decisi dall’Eurogruppo per l’erogazione dei fondi ha comportato per il Paese un enorme sacrificio, nonché moltissimi tagli e moltissimo sforzo da parte del governo nell’applicarli.

“La misura è stata accolta in maniera molto variegata dagli esponenti politici europei – continua Bracci - Sicuramente il Parlamento europeo, in particolare il gruppo socialista e il gruppo della sinistra, hanno richiesto all’Eurogruppo un incontro per esprimere il loro disaccordo rispetto a questa misura”. In particolare perché l’erogazione di fondi per la solidarietà e la coesione sociale non dovrebbe in alcun modo essere confusa con l’erogazione di un piano di aiuti che è stato concordato e strutturato tra la Grecia e l’Eurogruppo.

Tsipras ha poi rinnovato il suo impegno a mantenere i programmi di crescita, ed ha ricordato che secondo le stime ufficiali la Grecia dovrebbe crescere del 2,7% nel 2017 e del 3,1% nel 2018. Ha quindi in qualche modo argomentato che questo tipo di aiuti non intralcerebbe in alcun modo lo sviluppo previsto dell’economia greca.

“Gli scenari politici sono molto incerti – sostiene Bracci - perché mentre la commissione europea, ad esempio il commissario Moscovici, ha ritenuto un errore bloccare il piano di aiuti, il consiglio europeo è di un parere diverso, in particolar modo la Germania”.

Angela Merkel ha, infatti, dichiarato la necessità per la Grecia di astenersi da manovre che in qualche modo esulino dalla traccia di quanto definito l’anno scorso. Tra l’altro la Merkel avrebbe in qualche modo tirato in ballo la questione migratoria, dicendo che il sostegno della Germania alla Grecia continuerà finché la Grecia collaborerà sul piano dei migranti.

“Questo potrebbe significare - spiega Bracci - che la Germania per costringere la Grecia ad attenersi da prendere misure del genere potrebbe brandire l’arma della mancanza di aiuti per la gravissima situazione migratoria che la Grecia in questo momento si trova ad affrontare.”

La situazione socio-economica in Grecia continua ad essere grave. La disoccupazione è al 23,1%, quella giovanile è al 46,5%, nel contesto di un Pil che su base annua cresce dello 0,8%. Il debito pubblico sul Pil è sceso dal 180% al 177% ma, nonostante ciò, altre variabili altrettanto importanti come la produttività e l’inflazione mostrano in segno negativo.

“L’inflazione su base annua - spiega Bracci - scende dello 0,9%.”  L’inflazione è scesa in quasi tutta europa, ma in Grecia l’accoppiata di bassa inflazione e bassa occupazione può diventare letale.

“La produttività del lavoro - continua -  è scesa dal luglio 2013 del 7,2%”.

Questo significa che i programmi decisi dall’Eurogruppo l’anno scorso e sui quali si è impegnato il premier Tsipras non sembrano, da un lato, arrecare nessun vantaggio apparente all’economia greca, e dall’altro sembrano mostrare una totale chiusura rispetto alla possibilità di erogare misure di povertà attive per una popolazione che vive in una situazione di crescente disuguaglianza.


Alessia Lizzadro






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