Τετάρτη, 25 Απριλίου 2018

Napoli, il Teatro San Carlo celebra i 150 anni dalla scomparsa di Rossini


In onore del musicista pesarese il teatro S. Carlo, agli inizi del 2018, ha messo in scena “il Mosè in Egitto” ( opera del maestro nata a Napoli) e continua con l’allestimento, nel suo Museo, della mostra “Furore napoletano”

da Federico Orsini - 24 aprile 20180133

Nel 2018 si celebrano i 150 dalla scomparsa di Gioacchino Rossini. In onore del musicista pesarese il teatro S. Carlo, agli inizi del 2018, ha messo in scena “il Mosè in Egitto” (opera del maestro nata a Napoli) e continua con l’allestimento, nel suo Museo, della mostra “Furore napoletano”, ricordando che dal 1815 al 1822 il compositore fu il direttore musicale del lirico napoletano, creando con la città uno stretto legame. Virtualmente il vincolo prosegue, grazie al museo-Rossini, in cui sono stati raccolti, da Sergio Ragni (curatore della mostra e massimo esperto rossiniano), autografie, cimeli e ricordi del musicista, che a Napoli compose opere di successo.

Αποτέλεσμα εικόνας για Teatro San Carlo
Teatro San Carlo, Napoli

All’iniziativa partecipa la Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele III“, che ha contribuito ad esporre disegni, incisioni, libretti, spartiti, cavatine, corrispondenze del maestro e rari documenti d’epoca. provenienti dalle raccolte della Biblioteca stessa ed in particolare dal Fondo antico della sezione teatrale Lucchesi Palli, la cui finalità principale è la rievocazione della Napoli dell’età di Rossini.

L’Archivio Storico del Banco di Napoli, terzo partner dell’evento, ha promosso una mostra particolare di documenti contabili di importanza storica che permettono di ricostruire presenze e prestazioni dell’epoca rossiniana di personalità impegnate nella capitale del Regno delle Due Sicilie. Gioacchino Rossini , considerato il più grande musicista degli inizi del 1800, è autore di opere liriche, quali Otello, Armida, Ermione, La Donna del Lago, Zelmira ed altri capolavori. Dall’inaugurazione ad oggi tanti musicofili hanno visitato (e continuano ad ammirare) l’esposizione, onorando il grande musicista.

Federico Orsini


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