Παρασκευή 31 Μαρτίου 2017

Sanità: con la nuova rete ospedaliera mezza Sicilia sarà come la Grecia: tagli e niente cure!

Αποτέλεσμα εικόνας για Sanità:rete ospedaliera Grecia

Il Governo regionale e i partiti di centrosinistra che lo sostengono, ieri sera, approvando in Commissione Sanità dell’Ars la nuova rete ospedaliera, hanno fatto una scelta politica: salve le province di Trapani (dove viene eletto l’assessore alla Salute, Baldo Gucciardi, PD) e di Ragusa (feudo elettorale del presidente della Commissione Sanità dell’Ars, Pippo Digiacomo). 

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Sanità in ‘stile Grecia’ per Agrigento e Messina (foto sopra dove la parola Europa va sostituita con PD). Tagli per le altre province. Salve le piccole e grandi strutture private. Tagli per i Policlinici (e disagi per gli studenti di Medicina)

In Grecia, ormai da qualche anno, tantissimi cittadini non riescono più a curarsi. Per pagare gli interessi sul debito l’Unione Europea dell’Euro ha deciso di tagliare la sanità pubblica di questo Paese. I posti letto, negli ospedali pubblici della Grecia sono stati drasticamente ridotti e solo pochissimi presidi sanitari possono contare ormai su tutte le specialità mediche. In molti casi mancano anche le medicine. La ‘Grande informazione’ dell’Europa dell’Euro – compresa quella italiana – nasconde queste notizie. La rete, no. La stessa fine della Grecia, a quanto pare, farà la Sicilia, grazie a una rete ospedaliera che salva solo le strutture private, grandi e piccole (soprattutto le grandi), e alcune province. Mentre in quattro-cinque province siciliane – in testa Agrigento e Messina – la sanità pubblica diventerà uguale a quella greca.

Fino ad ora non siamo entrati nel merito della nuova rete ospedaliera della Sicilia in attesa di conoscere le ‘carte’. Ma dopo il ‘blitz’ di ieri sera, da parte della Commissione Sanità dell’Ars, che ha approvato un documento che, da quello che si legge qua e là, è molto, ma molto discutibile, non possiamo non segnalare ai nostri lettori alcune anomalie.

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La prima anomalia sta nel rapporto tra linguaggio e realtà. Il Governo regionale di centrosinistra e la maggioranza che lo sostiene nel Parlamento siciliano stanno provando a far passare una rete ospedaliera che penalizza la Sicilia in qualcosa di positivo. Ma già si avvertono i primi scricchiolii.

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Agrigento, ad esempio, è una provincia che viene pesantemente penalizzata. E’ evidente che, da queste parti, i parlamentari del PD, nazionali e regionali, e gli altri parlamentari, sempre di centrosinistra, contano quanto il due di denari con la briscola a coppe. Due cittadine, in particolare, escono a pezzi: Sciacca e Ribera. Lo dice, senza peli sulla lingua, il parlamentare di centrosinistra eletto in questa provincia, Totò Cascio – che nella vita fa il medico – in una dichiarazione che leggiamo sul quotidiano in line, Live Sicilia:

“Questa rete è una porcata. Una manovra elettorale che distrugge i territori. A cominciare dall’ospedale di Sciacca e Ribera dove scompaiono, tra le altre cose, l’urologia, la struttura complessa di chirurgia, la chirurgia toracica. Quell’ospedale viene apparentemente promosso, in realtà fa tanti passi indietro, mentre in alte zone, come gli ospedali del Trapanese, i criteri usati sembrano diversi”.

Trapani è la provincia dove viene eletto l’attuale assessore alla Salute-Sanità, Baldo Gucciardi: ed è l’unica provincia, guarda caso, che non subisce penalizzazioni. Insomma, i voti di Gucciardi, già democristiano, oggi esponente del PD renziano, sono salvi.

Mentre a fare una pessima figura con i propri elettori sono i parlamentari nazionali agrigentini del PD, Angelo Capodicasa (che, lo ricordiamo, pur avendo dissentito dal secondo ‘Patto scellerato’ Renzi-Crocetta – quello che ha riscritto in modo proditorio e truffaldino le nome di attuazione dell’articolo 36 dello Statuto – lo ha pure votato!), Maria Iacono, Tonino Moscat, il parlamentare regionale, Giovanni Panepinto, e la voce presidente della Regione siciliana, Mariella Lo Bello.

Ne esce male anche il citato Totò Cascio, che dovrebbe far parte del gruppo parlamentare di Sicilia Futura, il contenitore messo su dal ‘mago’ del trasformismo politico siciliano, Salvatore ‘Totò’ Cardinale da Mussomeli. Ma almeno Cascio ha espresso il suo disappunto. Mentre gli esponenti del PD agrigentino tacciono.

Tra gli agrigentini silenziosi non possiamo non ricordare il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, che a quanto pare negli equilibri politici siciliani non conta più nulla!

Non va meglio a Catania. Raccogliamo la dichiarazione – sempre riportata su Live Sicilia, di Dino Fiorenza, anche lui parlamentare regionale e anche lui medico:

“La nuova rete ospedaliera rappresenta un estremo tentativo di Crocetta di presentarsi all’elettorato con le carte in regola, ma così certamente non è e questo vale soprattutto per le scelte che coinvolgono i Policlinici. Il mancato coinvolgimento delle università nelle scelte operate dall’assessorato può avere ripercussioni gravissime sulle Aziende Policlinico e sulla loro attività didattica”.

“In alcuni casi – prosegue il parlamentare – si è avuta la semplice sottrazione di unità operative complesse di chirurgia, come avvenuto a Catania, senza tenere conto delle necessità didattiche ed ignorando il protocollo d’intesa stipulato fra la Regione e gli Atenei in questa materia. La riduzione delle unità operative non concordata metterà gli studenti di medicina nelle condizioni di non poter fare pratica nei reparti universitari, senza considerare le ripercussioni che questa decisione avrà sulla vicenda del nuovo Ospedale San Marco di Catania che, già ridimensionato rispetto all’originale progetto di polo d’eccellenza ortopedico, rischia ora di rivelarsi un fallimento assoluto”.

Anche su Catania non possiamo non registrare i silenzi di quello che resta di Forza Italia e degli alfaniani. Silenzio interessato, dal momento che, all’ombra dell’Etna, a quanto pare, la sanità privata, proseguendo di questo passo, prenderà il posto di quella pubblica.

Su Messina parla il parlamentare della Lista Musumeci, Santi Formica, anche lui medico:

“Finalmente – dice Formica – il Governo di centrosinistra butta la maschera e, nonostante le promesse e gli impegni più volte ribaditi ai sindaci del comprensorio, con la nuova proposta di rete ospedaliera viene chiuso l’ospedale di Barcellona che serve un comprensorio di oltre ottantamila abitanti, e quindi rientra nei requisiti previsti dal Decreto Balduzzi per essere un ospedale di base con relativo pronto soccorso, medicina, chirurgia, ortopedia”.

Formica cita anche il caso dell’ospedale di Milazzo, “che non viene dotato dell’indispensabile emodinamica e viene mortificato anche in due reparti di elite come oculistica e otorino”. Nell’ospedale di Milazzo, a quanto pare, verranno meno anche i reparti di urologia e di altre branche”. E memeno nale che l’ospedale di Milazzo era stato classificato di primo livello…

Formica fa il raffronto tra la provincia di Messina e quella di Trapani, cioè del collegio elettorale dell’assessore Gucciardi. Dove gli ospedali di Mazara del Vallo e di Castelvetrano – a pochi chilometridi distanza l’uno dall’altro – mantengono centoventi posti letto ciascuno comprese le rianimazioni e tutte le specialità mediche e chirurgiche.

Anche a Messina non possiamo non sottolineare il basso peso politico del parlamentare nazionale, Giampiero D’Alia, e del presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone. E non c’è da stupirsi: il manager della sanità messinese, Michele Vullo, è stato mandato nella Città dello Stretto per ‘tosare’ la sanità pubblica di Messina: una missione quasi compiuta…

Nella provincia di Ragusa, invece, non sembra che ci siano particolari penalizzazioni nella sanità. Normale: il presidente della Commissione Sanità, Pippo Digiacomo (PD), ha preservato il proprio collegio elettorale.

Ora la parola passerà a Roma. Che il 4 aprile dovrà pronunciarsi per il sì definitivo.

Due, ieri, i comunicati del gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle all’Ars. Ecco il primo:

“Un colpo di mano del Governo in piena regola. Non si può definire in altro modo, ma non avranno mai il nostro ok a scatola chiusa”.

“È stato praticamente un blitz – dice il parlamentare Francesco Cappello – che, per noi, ovviamente, non avrà seguito. Dare l’ok senza esaminare per bene una cosa così complessa e delicata è una follia. Tra l’altro noi siamo nettamente critici sul piano, che non possiamo che definire un libro dei sogni che ci dice solo una cosa: la campagna elettorale è definitivamente partita”.

Per il M5S, nonostante l’ok di Roma, sul tappeto restano mille interrogativi che non possono non pesare come macigni.

“Sarebbe bello capire, ad esempio – afferma il deputato – quando la rete così disegnata potrà entrare a regime. Quali sono gli interventi sulla assistenza sanitaria territoriale e come integrarla con l’assistenza ospedaliera. E ancora qual è la proposta di riorganizzazione della rete di emergenza territoriale, quali e quante sono le risorse disponibili e quali e quanti sono gli investimenti programmati“.

“L’obiettivo primario – dice ancora Cappello – dovrebbe essere quello di integrare il sistema di emergenza al fine di garantire l’omogeneità e la continuità tra il sistema di emergenza territoriale 118 e i Pronto soccorso e DEA , ma la rete ospedaliera progettata ha evidenti limiti. Il primo, ad esempio, è quello legato all’ adeguamento strutturale ed organizzativo delle strutture ospedaliere, specialmente quelle individuate quali spoke DEA di I livello, ed alla ingenti risorse necessarie: non basterà il triennio 2016/2018 e forse nemmeno il successivo triennio”.

“Secondo questa rete – prosegue Cappello – si avranno territori di serie A, con strutture hub, spoke e di base, e territori di serie B, alcuni addirittura con gravi carenze anche per i servizi ospedalieri di base e, quindi cittadini di serie A e cittadini di serie B. Molti territori e tanti cittadini dovranno attendere forse fino al 2021”.

“Lo stesso documento metodologico trasmesso da Roma – aggiunge il parlamentare – fa riferimento alla necessità di riorganizzare e riformulare la rete dell’emergenza ospedaliera e territoriale evidenziando criticità nella centralizzazione delle alte specializzazioni in tre sole aree metropolitane (Palermo, Catania e Messina), la parcellizzazione dell’ organizzazione ospedaliera in periferia, le difficoltà di integrazione territorio-ospedale. Tutti nodi che dovranno essere sciolti nel primo triennio 2016/2018”.

Critico il M5S anche sui privati.

“Se la rete fosse approvata esattamente come proposta dal Governo – sostiene Cappello – tutto rimarrebbe immutato, e quindi continuerebbe lo strapotere dei privati sulla sanità pubblica, con i primi che continueranno a godere di privilegi inaccettabili”.

E infine le assunzioni.

“Ci piacerebbe, ma non ci riusciamo proprio a farlo – dice Cappello – condividere l’ottimismo sull’avvio di stabilizzazioni e concorsi in tempi brevissimi. A nostro avviso questi non sono per nulla dietro l’angolo, come Gucciardi e Faraone affermano. Ma anche questa non sarebbe una notizia. Da anni, su questa vicenda, assistiamo ormai a vuoti annunci e spot, che ora diventano ancora più sospetti ed insopportabili, visto che ci si avvicina a grandi passi alle elezioni”.

Il secondo comunicato dei grillini dovrebbe essere stato inviato prima che la Commissione sanità dell’Ars approvasse la nuova rete ospedaliera:

“Domani – scriveva il deputato Francesco Cappello – capiremo se saranno riusciti a richiamare qualcuno e a votare. Al momento in cui siamo andati via noi il numero legale non c’era. Avevamo annunciato che non ci saremmo prestati a giochi sporchi, ma il nostro appello al presidente della commissione Salute è rimasto lettera morta. Governo e commissione hanno voluto realizzare un vero e proprio blitz, forzando la mano e senza alcun preavviso hanno preteso la votazione su una rete che rappresenta un vero e proprio castello di carta perché assolutamente priva di risorse economiche, tanto per il presente, in ordine all’adeguamento di quelle strutture qualificate in modo inappropriato come dea di I livello, quanto per i futuri investimenti per quanto concerne le strutture definite in modo inappropriato dea di II livello. È una rete non coordinata con la medicina del territorio che non realizzerà alcuna deospedalizzazione e che andrà inevitabilmente riordinata subito dopo questa esperienza di Governo”.

“È inammissibile – continua Capello – che si voglia continuare a fare campagna elettorale sulla pelle dei cittadini. Una valutazione seria e approfondita era quantomeno doverosa. Ma evidentemente l’intento era quello di nascondere le mille e una magagna che si nascondono tra le pieghe del documento per giocarsi i soliti roboanti annunci maledettamente vuoti in chiave clientelare. Ne sanno qualcosa medici e precari della sanità, che da anni ormai aspettano concorsi e stabilizzazioni annunciati a più riprese, ma mai arrivati”.



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