Τρίτη 12 Ιουλίου 2016

Grecia, un anno dopo il referendum



Sembra passato un secolo: la Grecia si prepara al voto, bandiere biancazzurre ovunque ad Atene come a Salonicco, Europa con il fiato sospeso, opinione pubblica di tutto il vecchio continente pronta ad osservare da vicino la storia; tutto questo accade appena dodici mesi fa, un lasso di tempo molto ridotto in condizioni “normali”, un’enormità in una fase storica così complessa come quella attuale.

Il 5 luglio 2015, la Grecia vota contro il memorandum della troika che prevede ancora austerità e tagli lacrime e sangue per tutto il popolo greco, in cambio di un’iniezione di liquidità per pagare quanto meno gli stipendi ai dipendenti pubblici; quel referendum, è senza dubbio uno degli eventi maggiormente disponibili nella memoria collettiva del vecchio continente degli ultimi anni, nonostante esso poi, come ben si sa, non è stato in grado di incidere sul futuro né del Paese ellenico e né dell’Europa.
I media di tutto il mondo, dopo l’annuncio del primo ministro Alexis Tsipras di istituire un referendum (il secondo in Grecia dopo la fine del regime dei colonnelli), accendono i riflettori su Atene e la tensione arriva fin dentro le case di tutti gli europei; da fine giugno fino a quel cinque di luglio, ore ed ore di dirette dalla Grecia, di dibattiti in attesa del voto, di interviste ai cittadini ateniesi in coda ai bancomat per ritirare fino ad un massimo di 40 Euro al giorno per via del blocco imposto dal Ministero dell’Economia, volto ad evitare ulteriori crisi di liquidità. I due termini “OXI” e “NAΙ”, rispettivamente “No” e “Sì” in greco, entrano nelle bacheche di Facebook di molti cittadini, lo stesso Tsipras assieme al suo Ministro Varoufakis, diventano vere e proprie star citate in ogni programma, mentre persino Fidel Castro da Cuba si interessa della vicenda scrivendo una lettera di incitamento al leader di Syriza, al governo da appena sei mesi.
La Grecia in quei giorni torna ad essere al centro della storia e dei dibattiti sul futuro della civiltà europea (o su una sua rigenerazione); la vittoria del fronte del NAΙ, con quindi la secca bocciatura del nuovo pacchetto di austerità, ha tutte le premesse per diventare uno degli eventi storici più importanti del dopoguerra. Così non è: dopo 24 ore il Ministro Varoufakis si dimette, Tsipras vola a Bruxelles e cede su ogni fronte, calpestando la volontà dei suoi stessi elettori.
Oggi di quei giorni e, in generale, della Grecia non si parla più; pur tuttavia, il Paese continua ad essere agitato e ad avere in seno alla sua società numerose turbolenze: spenti i riflettori, il Paese culla della civiltà europea non sembra arreso ai diktat della troika, non tutta l’opinione pubblica è disposta a continuare ad accettare i piani di austerity di Bruxelles, una minore copertura mediatica non vuol dire mancanza di eventi significativi e né tantomeno si può considerare come stabile ed “appiattito” il quadro tanto politico quanto sociale ed economico.
Le proteste e gli scioperi in questi mesi si sono succeduti a ritmi quasi cadenzati; numerose le categorie in fibrillazione, ad Atene gli studenti ed i gruppi più facinorosi, come da oramai sei anni a questa parte, continuano ad esprimere il proprio dissenso con lancio di petardi e pietre verso il Parlamento in piazza Syntagma. Syriza, dopo aver vinto le elezioni anticipate nella seconda metà del 2015, mantiene la sua maggioranza grazie all’appoggio però non sempre scontato dei ‘Greci indipendenti’ di ANEL, dall’altro versante però i due ex principali partiti della quarantennale ‘democrazia’ greca, ossia Nuova Democrazia e PASOK, non sfondano nei sondaggi ed allora l’attuale legislatura viene tenuta a galla soltanto dallo spauracchio, da parte degli attuali deputati in carica, di uno scenario spagnolo in Parlamento in caso di ulteriore chiamata al voto dei greci.
A livello politico-parlamentare quindi, regna lo stallo, a livello sociale sussistono forti contrapposizioni che spesso sfociano anche in scontri di piazza, a livello economico la situazione è sempre più tragica; in questi dodici mesi, sostanzialmente è cambiato davvero poco e vi sono le condizioni affinché la Grecia torni nuovamente alla ribalta mediatica. Vi è senza dubbio una popolazione ancora più stanca rispetto allo scorso anno, ma non molto propensa ad ingoiare in eterno i bocconi amari dell’austerity; il tradimento di Tsipras, viene visto ancora adesso, a distanza di 365 giorni, come una ferita molto forte inflitta nella schiena di quella parte del paese già pronta a voltare pagina ed a lasciarsi alle spalle gli anni in cui si è passati repentinamente dal sogno europeo al disastro più totale, pur tuttavia i recenti fatti che hanno interessato la Gran Bretagna e l’Austria, potrebbero ridare fiato all’insofferenza ellenica.
Questi mutamenti a livello internazionale, potrebbero tornare a far surriscaldare il pentolone greco ed a sbloccare lo stallo partito dal dietrofront di Tsipras dopo il referendum del luglio 2015; rispetto allo scorso anno però, sembra al momento difficile trovare una guida politica per quei greci che oggi voterebbero nuovamente NAY alle proposte dell’Europa. Syriza viene giudicata da questo punto di vista inaffidabile, PASOK e Nuova Democrazia sono le maggiori indiziate per l’implosione dell’economia greca, Alba Dorata non arriva al 10% nei sondaggi e non sembra fare breccia nell’elettorato, Varoufakis potrebbe essere l’unico leader carismatico in grado di tornare a parlare di Grexit ma il suo neonato movimento ‘Diem 25’ non sembra essere, almeno per il momento, destinato a diventare un partito politico.
Ecco quindi la fotografia della Grecia di oggi, a distanza di dodici mesi dal referendum del 5 luglio 2015; il paese ellenico ha un’economia di gran lunga peggiorata ed un quadro politico in stalloe soprattutto scollegato con quelle che sono le aspettative e le esigenze di una società civile delusa e stanca dell’austerity, la quale non riesce a trovare alcun movimento o partito in grado di riaccendere la contrapposizione con l’Europa, anche alla luce della recente Brexit. 
La Grecia è quindi un paese doppiamente in gabbia; da un lato la troika e le istituzioni economiche europee, dall’altro una classe politica senza personaggi popolari, pur tuttavia proprio per questo (guardando ciò che la storia ha fatto conoscere circa il temperamento greco), in molti pronosticano come Atene a breve possa tornare a far parlare di sé.
http://www.occhidellaguerra.it/grecia-un-anno-dopo-il-referendum/





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