Σάββατο 10 Μαρτίου 2018

La storia del vino in Grecia – Dioniso

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Dioniso, è nato dall”unione di Zeus e della mortale Semeli, figlia del re Cadmo. Quando Semeli, incinta, morì prematuramente (fulminata dal suo consorte), Zeus, le tolse dal grembo Dioniso e se lo cucì in una coscia dove lo tenne fino alla nascita. 

Quindi non si tratta di un dio dell’Olimpo, visto che non proviene dall’unione di due dei, e infatti Omero lo ignora, ma già dal 6° sec. a.C. viene raffigurato insieme agli altri dei, anche se in secondo piano, sempre un po’ in disparte. Dioniso, come entità mitologica, non è né un bambino né un adulto ma un eterno adolescente che occupa una posizione tra i due. In questa forma, che rappresenta “lo spirito di energia e la forza trasformante del gioco” ( Segal, Charles, 1982) pieno di astuzia, inganno e di strategie che indicano ora la sapienza divina ora l’archetipo del mascalzone, presente in quasi tutte le mitologie del mondo. Conosciuto principalmente come dio del vino, inizialmente fu un dio arcaico della vegetazione, in particolare legato alla linfa vitale che scorre nei vegetali. Ci sono informazioni provenienti  dalla Lineare B che portano ad ipotizzare che Dioniso come antica divinità era già conosciuto nel 12 ° secolo a.C. Il suo culto è legato alle celebrazioni della vegetazione, alla follia sacra causata dal bere vino e alla fertilità. Elemento comune nella sua venerazione è l’estasi, a volte anche la frenesia orgiastica, che “scioglie” (lysis) le preoccupazioni della vita di tutti i giorni, dandogli il soprannome di Lysios. Bacco per i Romani, Fufluns per gli Etruschi, Liber Pater per gli Italici. Appariva in varie forme nel suo culto ma principalmente erano tre. Nella prima il suo emblema era il fallo, l’albero (dendro) e per quello si chiamava anche Dendritis o il toro e rappresentava il dio della fertilità e il protettore dei raccolti, in particolare dell’uva. Nella sua seconda forma incontriamo il Dioniso entusiasta e i suoi emblemi sono il tirso e la torcia e il seguito delle Menadi e delle Baccanti. Nella sua ultima forma, quella più antica, viene rappresentato come entità del “mondo di sotto” e viene chiamato “Zagreus” (il grande cacciatore). E’ figlio di Zeus Ctonio e Persefone. In questa terza versione gli Orfici hanno identificato la loro divinità principale, scontrandosi con i Dionisiaci, sostenitori del Dioniso entusiasta. Con il Dioniso dio degli alberi e delle piante si fa ritorno alla “passione animalesca” della natura, lontano dalle restrizioni che impone la razionalizzazione (percepibile nelle “Baccanti” di Euripide).

ποτ᾽ ἔχουσ᾽ ἐν ὠδίνων
λοχίαις ἀνάγκαισι
πταμένας Διὸς βροντᾶς νη-
δύος ἔκβολον μάτηρ
ἔτεκεν, λιποῦσ᾽ αᾇῶ-
να κεραυνίῳ πληγᾷ·
λοχίοις δ᾽ αὐτίκα νιν δέ-
ξατο θαλάμαις Κρονίδας Ζεύς,
κατὰ μηρῷ δὲ καλύψας
χρυσέαισιν συνερείδει
περόναις κρυπτὸν ἀφ᾽ Ἥρας.
ἔτεκεν δ᾽, ἁνίκα Μοῖραι
τέλεσαν, ταυρόκερων θεὸν
στεφάνωσέν τε δρακόντων
στεφάνοις, ἔνθεν ἄγραν θη-
ροτρόφον μαινάδες ἀμφι-
βάλλονται πλοκάμοις.

Traduzione:

Portandolo un tempo,
nelle necessità dogliose del parto,
mentre volava il tuono di Zeus,
espulso dal ventre la madre
lo generò, lasciando
la vita trafitta dalla folgore:
ma subito sul letto del parto
lo accolse Zeus Cronide e,
occultatolo nel fianco,
lo tenne nascosto da Era,
stretto con fibbie d’oro.
Poi lo generò, quando le Moire
stabilirono, dio dalle corna di toro,
e lo incoronò con corone di serpenti,
con cui le Menadi che in caccia nutrono le fiere
si avvolgono in trecce.

La nascita di Dioniso. Dalle “Baccanti” di Euripide

(traduzione dell’edizione oxoniense di G. Murray, 1913)


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