Τετάρτη 6 Μαρτίου 2019

Per bizantinisti e gattofili

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Per bizantinisti e gattofili (non necessariamente in questo ordine!).

Nel simposio tenuto ad Atene nel 2011 dal titolo ΖΩΑ ΚΑΙ ΠΕΡΙΒΑΛΛΟΝ ΣΤΟ ΒΥΖΑΝΤΙΟ (7ος-12ος αι.) - ANIMALS AND THE ENVIRONMENT IN BYZANTIUM (7th-12th c.), Ewald Kislinger (ricordate? quello dei sigilli di San Marco d'Alunzio) ha dedicato il suo intervento, Byzantine Cats, ai gatti!

In greco classico il gatto, che proveniva dalla Mesopotamia e dall'Egitto, si diceva ailouros (αἰλούρος che però voleva dire anche martora e donnola) poi gale (γάλη). I gatti a Roma arrivarono via mare sulle navi frumentarie dall'Egitto e il termine cattus appare nel IV secolo. Dal VI secolo nell'impero bizantino si usa kattos poi trasformato in gata, nella letteratura più popolare.
Ma che funzione ricopriva il gatto nell'impero bizantino? Era amato o odiato? Conosciamo opere letterarie come "Ta schede tou myos" (o Katomyomachia) di Teodoro Prodromo, con la classica coppia gatto/topo in perenne competizione che vede vincere il gatto con l'inganno. La falsità era la caratteristica tipica del gatto nella letteratura bizantina. Come in Ὁ κάτης καὶ οἱ ποντικοί (il gatto e i topi) del XVI secolo.
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Ma l'antagonismo del cacciatore e della preda non è l'unica caratteristica comune a gatti e topi bizantini. Entrambi, insieme con cani, serpenti e rane venivano considerati "sporchi" e inadatti ad essere mangiati.
Talvolta i gatti incarnano demoni o sono la raffigurazione del diavolo stesso.
Ma avevano anche un ruolo utile? Chi soffriva di perdita di capelli poteva farsi degli impacchi di aceto, mostarda e escrementi di gatto (αἰλούρου κόπρον)... ricette più magicho-superstiziose che mediche!
L'immagine negativa del gatto, che prevale nelle fonti bizantine, impone la domanda, se l'atteggiamento moderno, che considera i gatti principalmente come animali domestici preferiti in ambiente urbano, è presente almeno in fase embrionale nell'ambiente bizantino.
Due epigrammi di Agathias Scholasticus offrono alcune prove indirette e ambivalenti del VI secolo. Il suo animale domestico preferito, una pernice, viene ucciso dal suo gatto, che viene punito con la morte.
Una tarda leggenda bizantina narra di una vecchia sola e cieca che vive con un grasso gatto rosso di nome Parditzis e una gallina...
Un secolo prima un gatto ha persino raggiunto l'ambiente imperiale. Nel commento alle sue lettere, Johannes Tzetzes fornisce alcuni esempi di affetto umano per gli animali. Fra questi Zoe, penultimo membro superstite della dinastia macedone, amava il suo gatto Mechlempe, di origine orientale, molto probabilmente un antenato del moderno persiano a pelo lungo. "... sfinito dalle discussioni nella riunione senatoriale, dove ha preso parte insieme all'imperatrice, inizia a sbadigliare" (ἐχασμήσατο τανῦν ὁ Μεχλεμπέ μου)!
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