Σάββατο 2 Μαρτίου 2019

La Grecia rischia di sparire: ecco i frutti dell’austerity

Greek Prime Minister Alexis Tsipras (R) and German Chancellor Angela Merkel are seen in silhouette while shaking hands upon Merkel's arrival in Athens on January 10, 2019. - German Chancellor Angela Merkel arrived in Greece amid tight security on January 10, 2019, as she looks to turn the page on the biting austerity measures that sparked major protests during her last official visit to Athens in 2014. (Photo by Louisa GOULIAMAKI / AFP)


Fino ad oggi, da quando nel 2009 esplode la bolla greca del debito,
 si parla spesso della crisi del Paese ellenico in termini attuali: bambini che svengono a scuola perché malnutriti, famiglie che non hanno più nulla da dare da mangiare, classe media totalmente sventrata e ridotta all’osso. Tutti elementi drammatici, che però rischiano di essere soltanto la punta di un iceberg. Perché il vero problema adesso non è soltanto la sopravvivenza attuale, bensì il fatto che la Grecia alla fine dei piani della Troika che l’hanno letteralmente dissanguata rischia di ritrovarsi senza cervelli per ripartire. Una diaspora, quella greca, che coinvolge tre giovani su dieci. Ed a partire non sono soltanto disoccupati ed operai, bensì studenti e professionisti. 

La Grecia si sta svuotando 

L’emigrazione del terzo millennio, in Europa, è diversa da quella del dopoguerra. Italia e Grecia soprattutto esportano manodopera, alleggeriscono il peso della disoccupazione interna, ma mantengono professionisti e qualificati. Oggi è il contrario. Non solo in Grecia ma, in generale, in tutti i paesi meridionali dell’Ue: ad andare via sono giovani formati che, dopo aver completati studi e specializzazioni nel proprio paese, vanno a contribuire alla crescita intellettuale ed economica di altre nazioni europee. In Grecia questo fenomeno è molto forte. Si calcola ad esempio che il sistema sanitario tedesco può contare su 35mila medici greci, in patria invece gli ospedali faticano a trovare personale. Questo perché i tagli operati in questi anni spengono letteralmente i settori più vitali per un paese per camminare con le proprie gambe. Si taglia negli ospedali, nella formazione, si investe poco in importanti opere e nei settori professionali. Dunque un medico in Grecia deve sopportare carichi di lavoro estenuanti pagati tre o quattro volte di meno rispetto agli stipendi medi dei suoi colleghi tedeschi. Sempre se riesce ovviamente a trovare lavoro in un nosocomio greco, visto che assunzioni e concorsi sono bloccati. 
Stesso discorso per architetti, insegnanti, ingegneri: la forza intellettuale e professionale della Grecia rischia di essere cancellata. E se questo accade anche nel nostro paese, con cifre allarmanti che vedono molti giovani laureati italiani scappare all’estero, nel paese ellenico il fenomeno assume circostanze spaventose. Di questo passo la Grecia nei prossimi vent’anni rischia di non avere gente qualificata. Niente medici, niente architetti, niente insegnanti: se oggi già la crisi è devastante e gli effetti nel breve periodo sono significativi per molte famiglie, a lungo termine la Grecia potrebbe assistere ad un’autentica desertificazione sociale. Niente professionisti, niente sviluppo. Il paese potrebbe tornare a crescere sfruttando le risorse che in questi dieci anni consentono alle isole ed alle zone interne di sopravvivere: turismo ed agricoltura. Ma senza professionisti in grado di progettare, assistere e programmare la Grecia da sola non ha alcuno strumento per rimettere in moto la sua economia. 

Dove emigrano i greci 

Germania, Regno Unito, ma anche Canada, Usa ed Australia. Ecco, ancora una volta, quali sono i paesi in cui vanno i greci. Gli stessi della diaspora post bellica, ma questa volta, come detto, ad andare via è gente qualificata. In parole povere, il rischio per la prossima generazione è che la Grecia non possa contare su un sufficiente capitale umano per sopravvivere. E questo è uno spauracchio ancora più grave dell’attuale crisi economica. Un momento di difficoltà si può superare, al contrario senza professionisti formati ed al servizio della propria comunità la crisi può soltanto diventare cronica. E portare al fallimento sociale di un’intera nazione. I greci di tutto ciò iniziano a rendersene conto, anche sotto il profilo della semplice quotidianità: un giovane appena uscito dall’università che decide di arrancare in patria, per sentire i suoi amici deve usare Whatsapp o Skype, nei bar e nei luoghi di svago abitualmente frequentati non trova più quegli affetti che adesso cercano fortuna con le proprie lauree in giro per il mondo.
La vera tragedia greca è proprio questa: una diaspora che trancia comitive, famiglie, comunità e che sperpera nei paesi più ricchi il capitale umano della nazione culla della civiltà euro – mediterranea. Il 2019 il paese è chiamato per ben tre volte alle urne: il 26 maggio sono previste le europee, in autunno le politiche ed una serie di importanti tornate amministrative. Elezioni importanti, dove gli elettori dovrebbero bocciare l’attuale partito di governo e l’azione del premier Tsipras. Ma l’insofferenza in realtà è contro, in generale, l’intero sistema politico ed economico. Una Grecia che esce con le ossa rotte dagli ultimi dieci anni di devastazione della Troika. E che però rischia di non avere gli strumenti per, in futuro, guarire dalle ferite. 
http://www.occhidellaguerra.it/la-grecia-rischia-l-assoluta-desertificazione/

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