Κυριακή 13 Απριλίου 2014

Il griko salentino

Αποτέλεσμα εικόνας για MAGNA GRECIA  

Il griko salentino è una delle due varietà di neogreco parlate in Italia (l’altra è il grecanico parlato in Calabria).

Giuseppe Delfino, 1 febbraio 2018

I linguisti greci, tuttavia, riuniscono – in virtù di molte isoglosse – entrambe queste varietà sotto un medesimo gruppo dialettale (conosciuto in neogreco standard col nome di Κατωιταλική διάλεκτος [katoitali’ki ði’alektos], lett. il dialetto del Sud Italia). Nonostante il greco salentino e quello calabrese si siano differenziati sotto altri aspetti a causa di fattori storici e geografici, è indubbio il loro legame.

Secondo il glottologo tedesco Gerhard Rohlfs (1892-1986), la forte somiglianza tra il griko salentino e il grecanico calabrese è indice della presenza di un continuum dialettale italo-greco – diffuso tra il Salento e la Sicilia – oggi estintosi.

Area di diffusione

Nel 1000 la diffusione della lingua greca in Salento copriva l’intero territorio, giungendo fino alla linea Taranto-Brindisi.

Esattamente come in Calabria, l’area grecofona si restrinse sempre più a causa sia dell’influsso dell’elemento linguistico italo-romanzo, sia della perdita del rito greco (fattore, quest’ultimo, che favorì la riduzione del greco a lingua popolare, privandolo dell’appoggio colto della Chiesa bizantina) iniziata a partire dal periodo normanno.

Fu un processo lento. Ancora nel XIII secolo lo splendido monastero di San Nicola di Casole, ad Otranto, ospitava una delle biblioteche più ricche d’Europa e un circolo di poeti in lingua greca. Tra questi, da citare sono Giorgio di Gallipoli e Nicola di Otranto.

Purtroppo, il monastero andò distrutto a seguito della breve presa turca di Otranto nel 1480.

Nel XIV-XV secolo il greco si era già ridotto notevolmente rispetto alla diffusione di un tempo. Lo si può vedere dalla seguente cartina, tratta dagli Studi e ricerche su lingua e dialetti d’Italia (Sansoni, Firenze, 1972) del già citato Rohlfs:

Purtroppo la risoluzione non è delle migliori. Tuttavia, si può dire che in quel periodo l’area di lingua greca comprendeva località quali Galatina, Galatone, Casarano, e soprattutto Gallipoli.

Dalla cartina si intravedono anche le attuali località, tutte in provincia di Lecce. Queste sono riunite nella Grecìa salentina, termine che è passato anche a designare un consorzio di comuni che ne comprende anche alcuni in cui il griko si è estinto nel periodo citato nella cartina del Rohlfs, ovvero Carpignano Salentino, Cutrofiano, e Sogliano Cavour. Gli altri comuni del consorzio – che sono quindi quelli in cui il griko è ancora in qualche modo presente – sono:

Sternatia
Zollino
Castrignano dei Greci
Calimera
Soleto
Melpignano
Martignano
Corigliano d’Otranto
Martano

Secondo l’Atlas of the World’s Languages in Danger dell’UNESCO, il numero dei locutori del griko salentino si stima oggi attorno alle 20000 unità.

Le origini del griko

Ho già trattato ampiamente in molti dei miei articoli precedenti della querelle sull’origine del grecanico calabrese. Le stesse considerazioni valgono anche per il griko salentino, però brevemente le riassumerò ancora (senza però esprimere pareri), in modo da non rendere quest’articolo in qualche modo dipendente da quelli inerenti il greco di Calabria.

Teoria bizantina = secondo questa teoria, trattata in modo sistematico dal linguista milanese Giuseppe Morosi (1844-1891), il griko salentino trarrebbe appunto origine dal periodo bizantino. Questa teoria ritiene infatti impossibile che con la conquista romana, in Italia, sopravvivessero a lungo lingue alloglotte rispetto al latino;

Teoria magnogreca = formulata dal più volte citato Rohlfs. Come dice il nome stesso, secondo questa teoria il greco in Salento si parlerebbe senza soluzione di continuità sin dai tempi della Magna Grecia.

Alle due teorie principali si aggiunge quella del filologo italiano Domenico Comparetti (1835-1927), il quale riteneva che allo sviluppo del griko salentino e del grecanico calabrese avessero egualmente concorso ondate di popolazioni sia in età classica che in quella bizantina.

Alcuni tratti linguistici

Fonologia

Τσιτακισμός [tsitakiz’mos] è un termine della linguistica greca che indica il passaggio, che avviene in alcune varietà neogreche (come il cretese e il cipriota), dall’occlusiva velare sorda /k/ all’affricata postalveolare sorda /t͡ʃ/ (cioè, detto più comunemente, da “c” dura o da kappa – come in colare – a “c” dolce, come in cielo), assente in neogreco standard, davanti a /e/ e /i/.

Tra queste varietà si annovera il greco d’Italia (sia calabrese che salentino). Ecco qualche esempio, tratto ovviamente dal griko salentino:

– εκείνος [e’kinos] = ‘cìno (“quello”)
– εκεί [e’ki] = ecì (“lì”, “là”)
– παιδάκι [pe’daki] = pedàci (“piccolo bambino”)

Nel caso in cui in neogreco la kappa, davanti a /e/ e /i/, sia preceduta dalla /s/ (fricativa alveolare sorda, corrispondente alla s dell’italiano sono), lo τσιτακισμός fa sì che in greco d’Italia questo nesso consonantico si trasformi nella fricativa postalveolare sorda /ʃ/, ovvero il suono dell’italiano scena. Per cui:

– σκύλος [‘skilos] = scìddho (“cane”)

Μπ e ντ

Caso unico in tutte le varietà neogreche, gli antichi nessi consonantici μπ [mp] e ντ [nt] sono rimasti invariati. Infatti in tutte le altre – compreso il grecanico calabrese – questi hanno subito un processo disonorizzazione, diventando di conseguenza rispettivamente [mb] e [nd]:

Greco classico = πέντε [‘pente] (“cinque”), ἀμπέλιον [am’pelion] (“vite”)
Greco moderno standard = πέντε [‘pende], αμπέλι [am’beli]
Griko salentino = pènte, ampèli
Grecanico calabrese = pènde, ambèli

L’occlusiva retroflessa sonora

L’occlusiva retroflessa sonora [ɖ] è il termine che la linguistica usa per indicare il suono del salentinobeddhu. E’ presente anche in Calabria meridionale e in Sicilia: esse, assieme al Salento, appartengono al gruppo linguistico denominato siciliano o meridionale estremo.

In questo gruppo, l’occlusiva retroflessa sonora – che nella maggior parte delle varietà appartenenti a questo gruppo è pronunciata geminata, cioè doppia – rappresenta l’evoluzione di -LL- latina:

Latino = callus (“callo”)
Salentino = caddhu

Il griko salentino (assieme al grecanico calabrese) ha fatto proprio questo fonema, inserendolo nel suo inventario fonologico. La -LL- del greco antico – esattamente come quella del latino nel caso della varietà romanza – diventa [ɖɖ]:

Greco classico = ἄλλος [‘allos] (“altro”)
Griko salentino = àddho
Grecanico calabrese = àddho

Morfologia e lessico

Per quanto riguarda la morfologia, in griko salentino – come in neogreco standard e in grecanico calabrese – è avvenuta la scomparsa del duale; del modo di coniugazione ottativo (che esprime il desiderio o la possibilità, già raro al tempo in cui furono stesi i testi del Nuovo Testamento nel I secolo e.v.); del casodativo.

Il lessico, invece, presenta ad esempio:

- Arcaismi scomparsi in Grecia, ad esempio làchri (“felce”), dal greco antico λάχριον (in Grecia oggi si dice φτέρη [f’teri]);

- Vocaboli di età bizantina condivisi con la Grecia, ad esempio spìti (“casa”) [cfr. neogreco standardσπίτι, di pronuncia e significato identici];

- Prestiti dal romanzo salentino, ad esempio mandatàri (“intermediario”) [cfr. salentino mandatàru, di significato identico].

Sintassi

Rispetto al greco antico, l’aspetto sintattico che colpisce di più non solo nel griko salentino, ma più in generale nella maggior parte delle varietà neogreche, è la scomparsa dell’infinito a favore della costruzione con να + congiuntivo (griko salentino tèlo na pao e neogreco standard θέλω να παω [‘θelo na ‘pao], “voglio andare”). Probabilmente nel greco parlato quest’uso si è imposto definitivamente attorno al VI secolo e.v.

Questa costruzione sopravvive come calco – sebbene con sostituzione del congiuntivo col presente indicativo – anche nel romanzo salentino: oju cu bbau. Esattamente come è successo in Calabria meridionale (e a Messina) in rapporto al grecanico calabrese.

Vito Domenico Palumbo e Domenicano Tondi

Parlando di griko salentino non si possono non citare questi due insigni studiosi, per giunta madrelingua!

Vito Domenico Palumbo (1854-1918) fu uomo di vasta cultura classica e moderna, poeta, conoscitore di diverse lingue (latino, greco antico, greco moderno, inglese, francese, tedesco), traduttore, e neogrecista. Si occupò estesamente del folklore della Grecìa salentina, in particolare di quello della sua natia Calimera.

Buona parte della sua produzione poetica fu curata e tradotta nel 1971 (Centro di Studi Salentini, Lecce) dal prof.Paolo Stomeo con il titolo di Roda ce kattia (“Rose e spine”).

Per quanto riguarda il suo interesse per il folklore griko, è senza dubbio da segnalare il Saggio di un commento dei canti greco-salentini (Apulia, Martina Franca, 1910).

Lo zollinese Domenicano Tondi (1885-1965), fu poeta, glottologo, e grecista. Il suo nome verrà per sempre legato soprattutto a GLOSSA – La Lingua Greca Del Salento(Cressati, Taranto, 1935). Si tratta di un’opera di carattere didattico, contenente una buona grammatica. Come si legge nell’introduzione al testo, l’autore si proponeva di:

a) fornire ai glottologi ed ai cultori di lettere greche, in saggi organici di corretto parlare greco-salentino, un sufficiente materiale di studio, specie dal punto di vista morfologico e sintattico, essendo stato già raccolto da altri il materiale lessicale;

b) fornire ai giovanetti di ginnasio dei paesi ellenofoni i primi rudimenti della lingua greca, per invogliarli a studiare con più amore la lingua dei classici e per affezionarli agli studi linguistici;

c) fornire agli altri giovanetti dei nostri paesi un libro di lettura ed una piccola grammatica elementare che consenta loro di acquistare senza sforzo le nozioni fondamentali della lingua greca, nelle sue forme salentine;

d) segnalare al Governo nazionale l’esistenza di questo rudere linguistico magnogreco per gli eventuali provvedimenti, sia che si desideri favorirne con opportuni mezzi la conservazione, sia che voglia curare una raccolta completa del materiale lessicale e letterario.
L’introduzione all’opera, nella quale il Tondi dimostrava di aderire entusiasticamente alla tesi rohlfsiana, si può leggere online cliccando qui.

Letteratura

Il griko ha un’importante letteratura orale, raccolta e pubblicata non solo dal Palumbo, ma anche da altri studiosi quali Salvatore Tommasi (1950-vivente), egli stesso poeta, e l’attore calimerese Brizio Montinaro (1943-vivente).

Di grande fascino è I passiùna tu Christù (“La passione di Cristo”), che si tiene ogni anno nei paesi della Grecìa salentina in occasione del periodo pasquale. In questo video si può vedere e ascoltare un’esibizione integrale:

A livello di letteratura scritta, oltre al Palumbo, al Tondi, e ad altri, da ricordare è anche il recentemente scomparso Franco Corlianò (1948-2015). Autore di un dizionario griko (Manni, San Cesario di Lecce, 2010) e di un saggio sul proverbio greco-salentino (Barbieri, Manduria, 2010), è però ricordato soprattutto per essere stato forse il più noto poeta griko.

ZOLLINO - 20/03/2016 - Canto de 'La Passione di Cristo' in lingua grika nella Domenica delle Palme (IL VIDEO):

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