
Un pezzo di Mediterraneo, anzi di Ionio, dove bisogna
arrivare sapendo già il percorso. Fuori dalle rotte turistiche, sebbene il
porto di Katacolo dove attraccano le navi da crociera disti pochi chilometri e
la strada per arrivarci tutto sommato comoda, l’idea di dove ci si trovi si
percepisce dai nomi degli alberghi – decadenti per la verità, almeno
all’apparenza – ma solo fuori del sito. Qualche bancarella e quindi l’ingresso.
Da una parte il museo, che merita un capitolo a sé stante, e dall’altra l’area
archeologica. La palestra, i templi, e un silenzio solenne che rende il
necessario rispetto a un luogo millenario. Qualche turista al tramonto, buona
accessibilità anche per i disabili. Immenso il tempio di Zeus, la cui immagine
di imponenza è rimasta intatta e del quale resta una colonna dorica gigantesca e purtroppo
non visitabile dall’interno. Quindi il sancta sanctorum dello sport, che ha
risvegliato nel barone De Coubertin la voglia di celebrare il mito dello sport
secondo il modello antico.










