Τετάρτη 25 Ιανουαρίου 2012

La Grecia prende la via dell' Argentina...


di Fabrizio Goria
Salta la trattativa per la ristrutturazione del debito greco, mentre il portavoce del governo greco ha scosso gli investitori parlando dell’imminente introduzione di una clausola di azione collettiva per forzare l’approvazione delle svalutazioni da apportare alle obbligazioni greche. Una soluzione che avvicina Atene alle scelte compiute, a suo tempo, dall’Argentina. 
La Grecia si prepara a uno scenario argentino. I negoziati per lo swap del debito greco, parte integrante del secondo piano di salvataggio di Atene, sono deragliati. L’Institute of international finance (Iif), la lobby bancaria internazionale, ha confermato stasera la decisione di prendere «una pausa di riflessione». Il punto più difficile da gestire è il Private sector involvement (Psi), cioè il coinvolgimento diretto (e volontario) dei creditori privati nel corso della ristrutturazione del debito greco. Oggi Pantelis Kapsis, portavoce del governo greco, ha scosso gli investitori parlando dell’imminente introduzione di una clausola di azione collettiva (Collective action clause, o Cac) per forzare l’approvazione delle svalutazioni da apportare alle obbligazioni greche detenute. Una soluzione che ricorda da vicino quella compiuta nel caso dell’Argentina, che dichiarò insolvenza esattamente dieci anni fa.
Negli ultimi giorni la situazione è degenerata. Il tavolo delle trattative fra i creditori privati e il governo di Lucas Papademos è continuato anche oggi, ma non sembrano esserci sviluppi positivi. L’Iif, guidato dal direttore generale Charles Dallara, chiede con forza che il trattamento a loro riservato sia lo stesso dei creditori pubblici. Ma non solo. L’haircut, cioè la svalutazione del valore nominale dei bond ellenici detenuti in portafoglio, non deve superare il 50% previsto dal Consiglio europeo del 26 ottobre scorso. Il tutto sui circa 206 miliardi di euro che i privati hanno nei propri book. Lo stesso concetto, volontarietà compresa, è stato riaffermato dalla Commissione europea nelle ultime settimane. Di contro, il governo greco sa che non ci può essere un consolidamento fiscale sostenibile senza un haircut più pesante. Del resto, pochi giorni fa il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, ha ribadito che, senza una piena adozione del pacchetto del 26 ottobre, «è possibile che siano necessari diversi miliardi di euro in più rispetto alle previsioni».

Le prospettive macroeconomiche non sono buone. L’ultima Dsa (Debt sustainability analysis) del Fmi sulla Grecia non fornisce un quadro positivo per i prossimi anni. A ottobre nelle casse del Tesoro erano rimasti circa 11 miliardi di euro e senza le tranche del primo bailout approvato nel maggio 2010 è quasi sicuro lo scenario peggiore, quello dell’insolvenza. Il debito pubblico greco, secondo il Fmi, è pari a 365 miliardi di euro. Con un haircut del 50% il rapporto debito pubblico/Pil, attualmente al 165%, dovrebbe scendere intorno al 120% sul finale del 2020. Se invece il taglio sul valore dei bond fosse del 60% il debito potrebbe scendere fino al 110% del Pil nello stesso periodo temporale. Tuttavia, come ricorda lo stesso Fmi, senza un accordo sulla base del piano del 26 ottobre scorso, è possibile che ci debba essere un esborso ulteriore di fondi. In particolare, è possibile che nel prossimo decennio occorrano circa 444 miliardi di euro per la sostenibilità del debito ellenico. Senza il supporto del Fmi e senza Private sector involvement (Psi) il debito pubblico potrebbe esplodere. Le stime dell’istituzione di Washington parlano di una scalata fino al 186% del Pil nel 2013 e solo verso la fine del 2020 ci sarà una discesa fino al 152%, soglia valutata come fondamentale per il ritorno di Atene sui mercati internazionali.
Gran parte delle questioni vertono sulla Cac, la clausola di azione collettiva. Con questo stratagemma legale il governo greco può forzare la ristrutturazione del debito detenuto dai creditori privati anche se questi sono contrari. Il portavoce del governo non ha usato mezzi termini. «Sarà introdotta la Cac, anche se non è ancora definito se e come sarà utilizzata», ha detto Kapsis. Quello che è sicuro è che ora la crisi ellenica si sta spostando su un piano legale. La forzatura delle svalutazioni dovrebbe, in teoria, far scattare il trigger sui Credit defaul swap (Cds), gli strumenti finanziari derivati che proteggono dal fallimento di un asset. La non volontarietà di questa azione, stando a quanto dicono le regole dell’International swaps and derivatives association (Isda), dovrebbe far scattare l’evento creditizio, cioè il default sovrano. Molto dipenderà dalle decisioni che saranno prese nei prossimi giorni, ma le aspettative non sono positive. Il quotidiano greco Ta Nea riporta che i nuovi bond greci, emessi come scambio nel processo di ristrutturazione, saranno emessi sotto la legge britannica, più flessibile in caso di controversie.
Nel frattempo, continua lo stress di Atene sui mercati obbligazionari. Il titolo di Stato ellenico con scadenza a un anno ha un rendimento del 405,8%, un valore che testimonia quanto sia elevata l’aspettativa che hanno gli investitori nei confronti del rimborso delle obbligazioni greche. È il sintomo di un sentiment ormai consolidato, a cui si aggiungono le voci di una futura uscita della Grecia dall’eurozona.
Dieci giorni fa, proprio Pantelis Kapsis aveva lanciato l’allarme sulla sostenibilità del debito greco. «Il fallimento delle trattative sul secondo piano di salvataggio significa l’uscita dall’eurozona della Grecia», ha spiegato. Cruciale è infatti un accordo sul Psi da concludere entro il 20 marzo. In quella data dovrà essere rimborsato un bond greco del valore di 14,4 miliardi di euro, che a oggi ha un rendimento superiore al 700 per cento. Se non si troverà una soluzione entro metà marzo, il futuro di Atene sarà molto simile a quello dell’Argentina.


Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/grecia-debito-trattative#ixzz1kTtkpjED

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Τετάρτη 11 Ιανουαρίου 2012

Il governo greco, mentre taglia in continuazione le pensioni e gli stipendi, classifica pedofili feticisti, e piromani come "disabili" !


http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-16486416
Una manifestazione da parte di persone disabili ad Atene ha richiamato all'attenzione la loro situazione il mese scorso
Un piano del governo greco per classificare pedofili e piromani come "disabili" ha allarmato i gruppi di disabili, che temono possa minare i loro benefici statali.
... Il nuovo codice può essere utilizzato "per ridurre il numero di persone disabili con diritto alle prestazioni di invalidità", ha detto il leader nazionale dei gruppi ', Yannis Vardakastanis, alla BBC News.
Greci disabili si sono radunati nel mese di dicembre, chiedendo tutela del lavoro e beneficio.
Mr Vardakastanis, capo della Confederazione nazionale delle persone disabili, ha detto che il nuovo codice dovrebbe semplificare la definizione di disabilità, limitandolo a condizioni mediche.
"La disabilità è se la società non ti dà quello di cui avete bisogno per essere come gli altri. Vogliamo che il governo greco per proteggere davvero i gruppi vulnerabili di lavori di più sulla povertà, l'esclusione e la discriminazione".
Il nuovo governo di lista "disabilità" include anche i giocatori d'azzardo compulsivi, feticisti, pedofili, esibizionisti e sado-masochisti, riportal'Associated Press, l'agenzia stampa.
Il Ministero del Lavoro greco ha detto che un gruppo di esperti medici avevano deciso di includere tali disturbi comportamentali nella lista, ma per le nuove categorie non avrebbe significato altri diritti a prestazioni.
Il nuovo elenco è stato redatto a causa della "necessità di aggiornare il vecchio ordinamento, che era stato in vigore dal 1993", si legge nella nota il Martedì.
"Nessun cittadino assicurato ha ricevuto alcun beneficio sotto le nuove tariffe", hanno dichiarato..
Mr Vardakastanis, che è cieco, ha detto che la confederazione è stata in trattative con il ministro del Lavoro Giorgos Koutroumanis per cercare di ottenere il nuovo codice modificato prima che vada al parlamento greco, dove il voto renderebbe legge.
C'è il rischio, ha detto, che la scala di disabilità nuova avrebbe funzionato cumulativamente, "tanto che una persona riceve il 20 per cento per una cosa, poi più per qualcos'altro - e quando raggiungono il 67%, hanno diritto ai benefici".
Il sistema potrebbe essere usato "come una ghigliottina per tagliare i numeri [degli aventi diritto]".
Una persona non vedente e i disoccupati in Grecia hanno diritto a 700 euro (£ 580, $ 896) al mese di invalidità, e un cieco in un lavoro riceve 360 €, secondo il sig Vardakastanis (non vedente).
Lo stato greco ha più di 350 miliardi di euro di debito per cui l'Unione europea e il Fondo monetario internazionale (FMI) ha detto allo Stato greco di tagliare drasticamente la spesa.
Il rilascio di un secondo urgente UE-FMI salvataggio, del valore di 130 miliardi di euro, è subordinato al austerità tagli profondi. Che significa più difficoltà per le sezioni più vulnerabili della società greca, come quelli che si affidano a prestazioni sociali.

Tasse, stipendi al minimo e tagli: gli effetti della macelleria sociale

In un Paese tradizionalmente ancorato al valore della famiglia, queste storie, riportate sempre più spesso dai giornali, sono uno choc per l'opinione pubblica.
Eppure sono destinate a ripetersi, quando, nei prossimi mesi, la crisi finanziaria è destinata a peggiorare. Secondo un documento riservato, del quale è entrato in possesso il settimanale tedesco Der Spiegel, il Fmi avrebbe infatti intenzione di proporre alcune modifiche al piano di salvataggio, in cambio del nuovo pacchetto di aiuti della Troika, in missione ad Atene dal 14 al 16 gennaio.
ANCORA LACRIME E SANGUE. Per i cittadini ellenici sono in programma nuovi sacrifici, per allontanare, almeno di un altro trimestre, lo spettro del default. E all'Ue, il Fmi avrebbe in mente di chiedere maggiori stanziamenti.
L'alternativa a nuovi fondi sarebbe una seconda riduzione del debito verso la Grecia. E difatti, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente della Francia Nicolas Sarkozy hanno ripreso a pressare gli investitori privati.
Finora, le misure decise dal precedente governo di George Papandreou e dal premier Lucas Papademos per arginare il tracollo non hanno convinto i controllori. A giudizio del Fmi, le tasse riscosse sarebbero state inferiori alle aspettative e anche le privatizzazioni disposte sono state troppo deboli.
RISCHIO DEFAULT A MARZO. Papademos, nell'ultimo incontro con gli industriali e con i sindacati, si è detto molto preoccupato per le sorti del Paese, a rischio default a marzo. «Se non saranno votate le nuove misure di austerity richieste dalla Troika, si andrà alle elezioni, che per la Grecia significano il fallimento e l'uscita dall'Eurozona», ha messo in guardia il primo ministro.
Le nuove misure, in cambio del pacchetto di aiuti di 130 miliardi di euro deciso al vertice Ue del 26 ottobre, significano più tasse, nuovi tagli agli stipendi e alle pensioni e licenziamenti di migliaia di lavoratori, di cui 150 mila solo tra i dipendenti pubblici.
In un Paese in cui, per volere della Troika, i salari minimi garantiti dovranno essere portati sotto i 600 euro mensili, la macelleria sociale è destinata a essere altissima.
«Già nell'ultimo anno abbiamo avuto centinaia di richieste di genitori che dicono di non avere soldi, né più riparo per i loro figli» ha raccontato padre Antonios, «vengono da noi perché si fidano».

Grecia, crisi mangia futuro

Famiglie sempre più povere e le madri abbandonano i figli.

di Barbara Ciolli

Talmente disperate da abbandonare i figli negli istituti di carità o nei centri per poveri.
In Europa le storie di giovani madri che si privano del cibo e che lasciano i loro bambini negli orfanotrofi, erano considerate scene lontane, uno spaccato di Paesi afflitti da anni di dittatura e in gravi condizioni di arretratezza. Almeno fino alla vigilia della crisi economica.
Nella Grecia strozzata dai prestiti della Troika - la triade di controllori dell'Unione europea, del Fondo monetario internazionale e della Banca centrale europea - sono sempre più coloro che, negli ultimi mesi, hanno messo i loro figli nelle mani di parroci e associazioni di volontariato come Sos children.
GLI ISTITUTI DEI PARROCI. «Oggi non tornerò a prendere Katia (i nomi dei minori sono inventati, a tutela della loro identità, ndr), perché non posso più permettermi di crescerla. Vi prego, abbiate cura di lei», ha scritto una giovane madre alla maestra di un asilo di Atene, poche settimane prima di Natale.
Ma la storia di Katia non è un caso isolato: negli ultimi mesi padre Antonios, giovane prete ortodosso che gestisce un centro giovanile per indigenti nella capitale, si è trovato quattro bambini, tra i quali un neonato, accoccolati sulla soglia di casa.
Una coppia, invece, ha dovuto contattare un ente di beneficenza per cercare una casa ai suoi gemelli, ricoverati in ospedale in stato di malnutrizione.

Πέμπτη 5 Ιανουαρίου 2012

Quel che insegna la crisi greca

Fallimento imminente, paese messo all'indice, catastrofe imminente. Per la Grecia si stanno spendendo parole a volte indigeribili ma in realtà la situazione non è tanto diversa da quella di altri paesi, Italia compresa. E mostra il fallimento politico e economico dell'Unione europea.
DALL'ULTIMO NUMERO DI ERRE APPENA USCITO

Pascal Franchet
In queste ultime settimane si sono dette molte cose sulla crisi greca, dalle più indigeribili [1] alle più confuse. Il risultato è una serie di argomenti buoni per ogni occasione. I media si sono fatti eco della versione ufficiale, riassumibile in cinque punti:
1) la Grecia ha imbrogliato per nascondere un debito pubblico "insostenibile";
2) come altri paesi della zona euro, la Grecia sta per sospendere i pagamenti;
3) l'Unione europea si rende conto della situazione, ma non può fare altro che incoraggiare il ricorso a misure rigorose e chiedere che il paese venga messo sotto tutela;
4) la Grecia deve adottare misure d'austerità che le permettano di ridurre il debito pubblico;
5) per i paesi sviluppati, uscire dalla crisi significa adottare piani d'austerità comuni.
È opportuno decodificare il messaggio, destinato in effetti a tutti i paesi nordeuropei
1) la Grecia ha imbrogliato per nascondere un debito pubblico "insostenibile"
È vero, ed è una prova che lo Stato è pervaso dalla corruzione e dall'abitudine ad aggiustarsi le cose tra amici. Sembra accertato che, grazie a complessi meccanismi finanziari (swap e cambi) e a un prestito mascherato, la banca statunitense Goldman Sachs abbia permesso al governo greco di ridurre fittiziamente di oltre 2 miliardi di euro il proprio debito pubblico [2] e di entrare così nella zona euro.
Ed è chiaro che i governi al potere dopo il 2001 hanno chiuso gli occhi su questa falsificazione dei conti. Ma la Grecia non è sola, e altri paesi della zona euro hanno spregiudicatamente manipolato i conti. Nel 1996 l'Italia ha ridotto artificialmente il suo deficit grazie a uno swap con la banca J.P.Morgan, e in seguito Berlusconi ha ceduto a una società finanziaria i diritti di entrata ai musei nazionali in cambio di 10 miliardi di euro, rimborsando 1,5 miliardi all'anno per 10 anni. Dal suo canto, nel 2000 la Francia ha lanciato vari prestiti, inserendo in bilancio il rimborso degl'interessi alla fine dei 14 anni di durata. Nel 2004, Goldman Sachs e Deutsche Bank hanno realizzato per conto della Germania una costruzione finanziaria (Aries Vermoegensverwaltungs), grazie alla quale il paese ha raccolto prestiti a un tasso nettamente superiore a quelli di mercato evitando di far apparire il debito nei conti pubblici [3].
Relativizzare il "pozzo senza fine" della Grecia
La Grecia avrebbe in effetti un deficit del 12,7% e non del 6%, come aveva annunciato il precedente governo, e un debito pubblico pari al 115%. Se facciamo il confronto con altri paesi non è il caso di strapparsi i capelli. Nel 1993 il costo del debito rappresentava il 14% del Pil, oggigiorno solo il 6%! I conti dello stato greco sono ben lungi dall'equilibrio, ma sono meno degradati rispetto ad altri paesi nordeuropei. (Tabella 1 )
La Commissione europea non può dare lezioni alla Grecia
Già nel 2001 la Commissione europea non poteva ignorare la scarsa affidabilità dei conti presentati dalla Grecia; sarebbe bastato gettare uno sguardo ai conti delle amministrazioni centrali del paese per conoscere con buona approssimazione il deficit permanente dello stato, osservare il moltiplicarsi degli acquisti di armi e il costo dei Giochi olimpici 2004 e confrontarne il costo con le disponibilità di bilancio e le riserve della Banca centrale greca per capire che il debito ufficiale (manipolato per poter entrare nella zona euro) non era certo quello dichiarato. La Commissione non poteva ignorare la situazione reale, ma in effetti non voleva denunciarla; per motivi politici e geostrategici aveva bisogno d'integrare il paese nella zona euro. Nel 2001, i più accesi sostenitori della Grecia sono stati la Francia (secondo fornitore di armi in ordine d'importanza) e la Germania; le banche dei due paesi possiedono oggi l'80% del debito ellenico.
Nemmeno Eurostat ha il diritto di dare lezioni
Secondo Bloomberg, Eurostat era perfettamente al corrente dell'operazione. In nome di regole contabili molto "comode", l'istituto statistico dell'Ue non tiene conto nel calcolo del debito pubblico dei miliardi di euro offerti alle banche senza garanzie, nel quadro dei piani di salvataggio (decisione Sec del giugno 2009), e le sottoscrizioni lanciate dagli stati ("grandi prestiti" francesi, prestiti greci e portoghesi).
Ma i contribuenti (quelli che non possono profittare delle riduzioni fiscali accordate alle classi ricche) saranno obbligati a coprire, in un modo o nell'altro, le somme erogate.
Fino a che punto fidarsi delle agenzie di rating?
C'è poco da fidarsi di istituzioni che davano il massimo punteggio a Lehman Brothers tre giorni prima che fallisse e una triplice A ai subprime! Eppure queste agenzie "cosi preveggenti" fanno il bello e il cattivo tempo nei mercati finanziari, anche in quelli non regolamentati (gli Otc, Over The Counter: ad esempio i mercati dei Cds, i Credits Default Swaps) e sono strettamente legate alle banche anglosassoni (in particolare Goldman Sachs e Citibank).
Le agenzie non usano sfere di cristallo ma dati forniti da chi emette il prestito analizzato o da chi lo distribuisce sui mercati. Nel caso di cui ci occupiamo, hanno abbassato la valutazione dei prestiti dello stato greco solo dopo che il nuovo governo aveva loro fornito dati aggiornati.
2) Come altri paesi della zona euro, la Grecia sta per sospendere i pagamenti
Il messaggio ha soprattutto uno scopo: far aumentare i tassi d'interesse (premio di rischio), e dunque i profitti, dei prestatori (tra cui Goldman Sachs e gli hedge fund). Il prestito greco è stato così negoziato al 6,40%, il doppio di quello che un prestatore avrebbe potuto sperare. E si noti che al momento dell'asta le richieste sono state il triplo di quanto previsto inizialmente [4] . Una bella smentita per un paese considerato "sul punto di sospendere i pagamenti". L'ideologia dominante tende a confrontare la situazione del bilancio statale con quello di una famiglia o di un'azienda, il che non ha alcun senso. Uno Stato, a differenza di una famiglia o di un'azienda, può sempre aumentare le entrate grazie a nuove tasse. Si tratta di una differenza fondamentale che rende assurdo un paragone del genere. Lo stato americano esiste da 221 anni, e sta aumentando il suo debito dal 1837, cioè da 173 anni di seguito [5].
Il secondo obiettivo del ragionamento è quello di preparare l'opinione pubblica ad accettare una cura a base di regressione sociale e austerità. Il governo ellenico ha efficaci strumenti per procedere a una radicale riforma della fiscalità, abolire i regali fiscali e sociali fatti alle classi ricche e alle società, imporre tasse sui capitali e i redditi; in poche parole, per aumentare le sue entrate e ripianare il deficit di bilancio. Si tratta di una scelta squisitamente politica che il Pasok (il partito socialista locale) preferisce non fare perché è fondamentalmente d'accordo con i principi del neoliberalismo: il mondo greco è e deve restare un'economia di mercato neoliberale! Le politiche pubbliche adottate da oramai molti anni dai successivi governi ellenici hanno aumentato il deficit pubblico e la massa del debito pubblico. L'ingresso nella zona euro (2001) non ha fatto che ampliare il fenomeno (cfr. tabelle 2, 3 e 4 ).
3) L'Unione europea si rende conto della situazione, ma non può fare altro che incoraggiare il ricorso a misure rigorose e chiedere che il paese venga messo sotto tutela
La Banca centrale europea (Bce) non ha il diritto di concedere prestiti agli Stati membri!
Nel 2008/2009, la Banca centrale europea ha concesso prestiti massicci alle banche private per salvarle dal fallimento, ma non è autorizzata a intervenire a favore dei poteri pubblici degli Stati membri. È il colmo!
L'articolo 123 del Trattato di Lisbona interdice alla Bce e alle banche centrali degli Stati membri la concessione «di scoperti di conto o di altre facilitazioni creditizie a ...amministrazioni statali, altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri così come l'acquisto diretto di titoli di debito... ».
Dunque, nessuna acquisizione "diretta" (non aiuti di stato) , ma prestiti preferenziali alle banche, che concedono in garanzia... titoli obbligazionari degli Stati (tra cui la Grecia).
Che bel meccanismo ipocrita, quello previsto dal Trattato di Lisbona!
Nemmeno la Banca europea per gl'investimenti, il cui comportamento immorale verso i paesi in via di sviluppo è ben noto [6], può finanziare il deficit greco. In teoria è così, ma in realtà finanzia investimenti molto discutibili che approfondiscono il deficit e aumentano il debito pubblico, come ad esempio i Giochi olimpici 2004, il cui costo totale è ancora ignoto (lo si stima tra i 20 e i 30 miliardi di euro).
4) La Grecia deve adottare misure d'austerità che le permettano di ridurre il debito pubblico
Ecco dove vogliono arrivare i responsabili del capitalismo economico e finanziario! Prendendo come scusa un debito pubblico considerato "insostenibile", il governo impone alla popolazione, in nome del risanamento finanziario, una cura di austerità senza precedenti: niente misure di rilancio, congelamento dei salari dei funzionari nel 2010, riduzione del 10% dei premi e del 30% delle ore supplementari nella funzione pubblica, del 10% delle spese pubbliche (tra l'altro 100 milioni di euro per l'insegnamento), riduzione delle spese sanitarie, prolungamento di 2 anni dell'età di pensionamento che arriva così a 63 anni), blocco delle assunzioni, riduzione dei Ctd nella funzione pubblica, aumento delle tasse sui carburanti, il tabacco e i gsm, aumento di 2 punti dell'Iva...
E l'Ue chiede di più, ed esige riforme strutturali che toccano l'insieme delle amministrazioni, la liberalizzazione del mercato interno, la flessibilità lavorativa, la riforma radicale delle pensioni e del sistema sanitario...
Per dirla tutta, secondo le previsioni della Deutsche Bank il popolo greco deve attendersi a beve termine un tasso di disoccupazione di almeno il 15% e una riduzione del Pil del 7,5%.
Eppure esistono alternative di bilancio interne!
Il risparmio che si spera di ottenere con il piano d'austerità ammonta a circa 5 miliardi di euro. Ma esistono varie alternative! Ad esempio, con 9,642 miliardi di dollari (nel 2006) [7] la percentuale del Pil destinata alle spese militari è la più alta tra i paesi dell'Ue. Nel 2008 il paese era al primo posto in Europa, con il 2,8% del Pil destinato all'acquisto di armi (e la cifra non include tutte le spese militari [8]); si tratta di un peso considerevole per il bilancio statale che va ad esclusivo vantaggio delle industrie belliche statunitensi ed europee. Inoltre la flotta commerciale greca, al primo posto al mondo con oltre 4000 navi, sottrae ogni anno allo stato circa 6 miliardi d'euro in Iva, grazie a una serie di vantaggiosi meccanismi finanziari.
La maggioranza delle grandi società ha trasferito gli attivi in società off-shore cipriote (dove il tasso d'imposizione fiscale è del 10%). La chiesa greco-ortodossa è esentata dal pagamento delle imposte, anche se è tra i maggiori proprietari immobiliari del paese.
Le banche hanno ricevuto 28 miliardi di euro di fondi pubblici nel quadro del piano di salvataggio, senza alcuna contropartita, e adesso speculano impunemente contro il debito pubblico.
Esistono dunque i mezzi per agire in modo diverso, mezzi che richiederebbero una riforma totale del sistema fiscale; il governo Pasok, al servizio dei capitalisti, ha però scelto di lasciare le cose come sono e far pagare ai poveri per restare nella zona euro, peraltro fonte di deregolamentazione e perdita di sovranità nazionale, in nome della "concorrenza libera e non falsata".
5) Per i paesi sviluppati, uscire dalla crisi significa adottare piani d'austerità comuni.
In tutti i paesi sviluppati governo e media ripetono lo stesso messaggio: in Portogallo, dove il governo ha lanciato un vasto programma di privatizzazione dei servizi pubblici, in Spagna, invischiata nella crisi immobiliare e con un tasso di disoccupazione che sfiora il 20%, in Irlanda, il cui deficit di bilancio si avvicina a quello greco, in Italia, che con un debito pubblico pari al 127% del Pil vanta il primato in Europa, o ancora nel Regno Unito, il cui deficit supera oramai il 14,5%.
E anche gli altri paesi devono aspettarsi di subire la stessa sorte. I progetti di riforma dei regimi pensionistici, dei sistemi sanitari e dei regimi di protezione sociale sono già all'opera un poco dappertutto.
Una cosa è sicura: i fondi pubblici, che le grandi banche hanno ottenuto a tassi esigui dalla Banca centrale europea, non andranno alle famiglie o alle imprese; nel 2009, i crediti sono crollati dappertutto in Europa. I soldi vanno e continueranno ad andare alla speculazione del "rischio sovrano", il debito pubblico. Oggi la Grecia; domani il Portogallo, la Spagna, l'Italia, l'Irlanda; dopodomani il Belgio e la Francia... La zona euro è a pezzi e mostra il suo vero volto: un sistema costruito per le economie più ricche a spesa di quelle più povere.
Conclusioni provvisorie e sei proposte
L’Unione europea ha fallito sul piano politico: con una moneta comune ma una concorrenza fiscale e sociale tra gli Stati membri, con un mercato comune senza meccanismi di trasferimento delle risorse dai ricchi verso i poveri, con un dogma neoliberalista che schiaccia i popoli, è incapace di dare una risposta alla crisi che imperversa.
La gente comincia invece a organizzare una risposta e si mobilita. I due massicci scioperi generali e ravvicinati in Grecia, le manifestazioni oceaniche nella maggior parte delle grandi città, il rifiuto (al 93%) degl'islandesi di pagare i debiti privati previsti dalla legge Icesave [9], le impressionanti manifestazioni in Portogallo, e quelle del 23 marzo in Francia che marcano l'inizio di un 3° turno sociale: l'opposizione alza la testa in Europa e diffonde il rifiuto dei salariati, dei pensionati e dei poveri di pagare il conto della crisi. Quel che manca, oltre al superamento della compartimentazione delle manifestazioni, è una proposta che leghi la risposta sociale e quelle politica. I movimenti sociali hanno bisogno di proporre elementi di programma alternativi per rispondere alla crisi del sistema, difendendo e allargando i diritti collettivi contro la logica della valorizzazione del capitale.
Il punto centrale sottolineato da queste "crisi-pretesto" sul debito pubblico al Nord concerne una diversa ripartizione delle ricchezze, e a tal fine bisogna agire su due fronti: aumentare i salari con prelievi sui dividendi e operare una riforma fiscale di grande portata.
Un aumento dei salari ridurrebbe l'indebitamento delle famiglie e aprirebbe nuovi sbocchi alla produzione di beni e servizi.
Bisogna anche ridurre radicalmente i tempi di lavoro a parità di salario, e procedere a reclutamenti supplementari. In tal modo si rimedierebbe al problema della disoccupazione, a quello del finanziamento dell'assistenza sociale e alla scarsità di attività ludiche per chi lavora.
Una riforma fiscale armonizzata a livello europeo permetterebbe di annullare i numerosi rifugi fiscali, ristabilire una fiscalità progressiva per tutti i redditi (imposte sui redditi e sulle società), ridurre o sopprimere le imposte indirette, che colpiscono soprattutto i più poveri (Iva e tasse sui prodotti petroliferi), creare un'imposta eccezionale sui redditi finanziari e sui patrimoni dei creditori, senza dimenticare la tassazione degli altri redditi da capitale e immobiliari.
Una politica di bilancio sana dovrebbe anche annullare le numerose esenzioni al pagamento degli oneri sociali concesse alle aziende e aumentare i contributi dei datori di lavoro, garantendo in questo modo lo sviluppo della protezione sociale per tutti e un corretto livello delle pensioni.
Per finire, il sistema finanziario ha ben dimostrato la sua nocività sociale. Bisogna espropriare le banche e gli altri organismi finanziari, trasferirli nell'area pubblica e farle controllare dai cittadini, procedendo anche a un audit del debito pubblico per valutarne la legittimità (cosa è stato finanziato?).
Cominciamo un dibattito sulle proposte per stabilire una lista di rivendicazioni.
vicepresidente del CADTM (Francia)
[1] Parole cariche di razzismo, come ad esempio il titolo di Le Monde del 6 febbraio 2010: «La cattiva Grecia» mette l'euro sotto tensione o l'acronimo, inventato da The Economist, PIGS (maiali, in inglese) per riferirsi a Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna.
[2] «Con la complicità di Godman Sachs, ha abbellito la presentazione dei conti, ed è questo che le si rimprovera. Eppure si tratta di una manovra marginale. Le transazioni del 2001 incriminate avrebbero ridotto il debito greco di 2.367 miliardi di euro, facendolo passare da 105,3% al 103,7% del PIL" http://www.irefeurope.org/content/le-masque-grec
[3] http://www.lexpansion.com/Services/imprimer.asp?idc=226849&pg=0
[4] Comunicato dell'Afp del 4 marzo 2010
[5] «Smettiamola di paragonare il bilancio del governo a quello delle famiglie», di Randall Wray, http://contreinfo.info/article.php3?id_article=2976
[6] Sul sito Amici della terra: http://www.amisdelaterre.org/-Banque-europeenne-d-investissement.html
[7] Spese militari globali: http://www.julg7.com/
[8] Fonte Nato: http://www.nato.int/docu/pr/2009/p09-009.pdf
[9] Cfr. Olivier Bonfond, Jérôme Duval, Damien Millet « Ouf ! les Islandais ont dit massivement ‘non’ » http://www.cadtm.org/Ouf-les-Islandais-ont-dit

Τρίτη 3 Ιανουαρίου 2012

Solidarieta' al popolo greco!

Siamo tutti greci! Vogliamo la doppia cittadinanza!

Enfuriated by the cowardice and lack of imagination of the Western
governments—including our own (1)—towards the dictatorship of the
financial markets;
And disgusted by the current humiliations being imposed on the Greek people, shamefully accused of excess and dishonesty, pronounced guilty without being allowed a defence (2), condemned to endless austerity and penitant contrition, in a language that evokes 1940 and Pétain
with its "moral order," "effort" and "spirit of joy;" And certainly not forgotting those who now sacrifice Greece to the financial speculators, pretend that "economic fascism" will content itself with the little countries, sparing themselves... ... those same people who abandoned Czechoslovakia to Adolf Hitler in
Munich in 1938, hoping that he would be satisfied with this new prey, following the cowardice shown to the Spanish republicans (3); We will no longer support these nouveaux riches (the triumphant 1% of
the globalised world), who ignore the moral debt that humanity owes to the Greek nation (4), which sowed the first seeds of direct democracy (5), based precisely on the abolition of debts and the emancipation of citizens reduced to slavery by their indebtedness 2500 years ago (6).

For all these reasons, we are all Greeks. We want to send a clear signal right now that we will no longer collaborate a minute longer in passivity towards the financial regime imposed on Greece (7). We wish
to express our solidarity with Greece, and to share, at least symbolically, the fate of its people.
We therefore ask for dual Greek nationality, by making a formal request to the Greek ambassador in our country. We will launch this campaign with a list of primary signatories on the 24 November 2011, a
date that is also the anniversary of a significant action by the Greek
resistance at the Gorgopotamos Viaduct on the night of the 24/25 November 1942 (8).

"Declaration of Nantes for Greece," 11/11/11.

"Your excellency, in solidarity with your country, I, the undersigned.............. request personally to be counted at heart a Greek, to enjoy the rights and duties of dual nationality, and to express this international citizenship with a view to the establishment of universal democracy in liberty and equality, twenty-five centuries after the time of Solon, Clisthene, and Pericles. Thanks in advance for your response, and in fraternity with your people. "

My name, town and country of residence follow, along with my profession and other relevant personal information (blogger, musician, father, student, Hellenist, age, etc.): FAMILY NAME, First name............ Town........... Country of residence....... Profession and other personal information................. Where to send it ? In France, send a letter to l'Ambassade de Grèce, République hellénique, 17 rue Auguste-Vacquerie, 75116 Paris (Telephone : 01 47 23 72 28, Fax : 01 47 23 73 85 ).
Copy and paste this text, or write a personalised letter to the embassy. When you have done so, send a copy to the following list of
email addresses (copy/paste the entire line):

mfapar@wanadoo.fr, grinfoamb.paris@wanadoo.fr, info@amb-grece.fr, grpresse@magic.fr, jesuisgrec@numericable.fr,

(The first address is that of the Greek embassy in Paris, the next two
are those of its press office and communications office which must be
informed of your application, the fourth is the Greek office at the
Council of Europe in Strasbourg, and the latter is the liaison address for this initiative for information and coordination). You can also post a personal comment on the dedicated blog:
http//:www.jesuisgrec.blogspot.fr
This personal and collective response of a request for Greek nationality belongs only to those who undertake it, and is not directed by any party or institution. It has been proposed by the
N.e.u.f. cultural association ("Nantes Est Une Fête! ", note 9)
Notes on the call for solidarity:
Note 1: We will never forget the paternalistic disdain displayed
towards Greece by the leaders of Germany and France, an arrogant and
vexatious attitude, made all the more scandalous by the fact that it
is these two countries whose major arms deals with Greece have ruined
the country. We are shamed by the Merkel-Sarkozy couple, who lecture at Greece when
it is down, forcing upon them a treatment that is as highhanded and inept as that of the bloodletting physicians of old, medicine which they next plan to administer to their own people.
We cannot accept that, for the first time in the history of mankind, a country will lose its political sovereignty at the diktat of financial markets, merely to defend the investments of the privileged 1% of the world, who have bought themselves government bonds.
We will not allow these slanders towards the Greek people to pass, while the responsibilities of the profitmongers and international traffickers and their accomplices remain ignored.
Note 2: Nor even to express themselves in a referendum.
Note 3: Churchill's well known comment after Munich: "You were given
the choice between war and dishonour. You chose dishonour and you will have war." Gandhi's comment from India is less well known: "Europe has sold her soul for the sake of seven-days’ earthly existence. The peace Europe gained at Munich is a triumph of violence; it is also its
defeat."
We do not forget General Faucher, the French mission chief in Prague,
who, sickened by the Munich agreement, submitted an honourable
resignation to the French government, and then requested Czech
citizenship. General Louis-Eugène Faucher (1874-1964) had lived for
twenty years among the Czech people. On his return to France, he
joined the resistance against the Nazi occupation, was arrested and
deported to Germany, and survived to return home in 1945.
Note 4: Because Greece has given the world the inspiring myth of
Antigone, the unconquerable defiance of conscience in the face of
arbitrary tyranny;
Note 5: Because Greece gave Europe the first seeds of direct democracy
(not delegated to a class of professionals, but exercised directly by
an assembly and by drawing lots),
Note 6: And because the first act of the newborn Athenian democracy,
though but a fragile and imperfect shoot, under the rule of Solon in
594 BCE, was precisely the abolition of debts and the general
emancipation of citizens reduced to slavery by personal indebtedness.
But who remembers that?
We do not forget the eminent and heroic Greek resistance, which
strongly participated in the liberation of Europe from Nazism.
Note 7: The controls imposed on Greece are a blatant coup d'etat
against European democracy, a deliberate suffocation of its civil
society, a material and moral humiliation of its people, which will
inevitably spread in a domino effect to neighbouring countries,
including our own, with a risk of pre-fascist crisis.
Note 8: On the night of the 24/25 November 1942, the destruction of
the strategic Gorgopotamos railway viaduct between Thessaloniki and
Athens was an important joint action between two major elements of the
Greek resistance: the communist EAM-ELAS and the non-communist
EDES-EOEA, with the support of British special forces.
Note 9: The N.e.u.f association organises the Fête des langues
(Festival of languages) and walking tours commemorating the resistance against fascism in Nantes (Pays de la Loire/Brittany, France). This association was instrumental in achieving the transparent publication of public finances on the internet in 1995, and in 1997 launched the "Réveillon de 1er mai" (Eve of the 1st of May) outside the Paris Bourse (Stock exchange), the first demonstration in the western world for the Tobin tax on financial speculation and against tax havens.
N.e.u.f. also participated in the "Call to the youth for resistance"
of the 8 March 2004 with ATTAC, and the Décapol Declaration for Ten
new rights for the coming century.
http://lucky.blog.lemonde.fr/2006/11/13/video-et-texte-de-lappel-des-resistants-traductions/
http://cf.groups.yahoo.com/group/LeMonde-etLaResistance/message/2
http://lucky.blog.lemonde.fr/2005/09/18/2005_09_decapol_dekapol/




Τετάρτη 28 Δεκεμβρίου 2011

E ora la crisi in Grecia minaccia la salute (UNITA)

Come era prevedibile, la crisi economica in Grecia ha cominciato ad aggredire la salute dei cittadini. Un articolo pubblicato sulla rivista medica inglese The Lancet fa un quadro drammatico della situazione.
La prima cosa da notare è come nel 2009 sia aumentato rispetto a due anni prima, quando ancora la crisi non mordeva, il numero delle persone che non si sono rivolte al medico o al dentista benché ritenessero di averne bisogno. Il sistema sanitario greco permette ai cittadini di andare dal medico di famiglia gratis e di essere visitati negli ambulatori degli ospedali pagando al massimo 5 euro. Ma il problema è che molti greci che precedentemente si rivolgevano alla sanità privata, oggi non se lo possono permettere. I ricoveri nelle strutture private sono crollati del 30% tra il 2009 e il 2010, mente quelli negli ospedali pubblici sono aumentati del 24%. Contemporaneamente, gli ospedali pubblici hanno subito tagli per il 40% del loro budget, molti lavoratori sono stati licenziati e quindi il personale è carente. Le code per una visita o per un ricovero sono diventate lunghissime, tanto da scoraggiare i pazienti e da alimentare il sistema delle bustarelle elargite a medici e infermieri per passare avanti a qualcuno, un sistema del resto ben consolidato in Grecia anche prima della crisi, come racconta un articolo del Wall Street Journal. Inoltre, cominciano a scarseggiare alcuni medicinali. Molte ditte farmaceutiche hanno infatti deciso di sospendere l’approvvigionamento di farmaci agli ospedali greci perché le fatture non venivano pagate da anni. Un esponente della Roche ha dichiarato sempre al Wall Street Journal che il gruppo svizzero ha interrotto la fornitura di alcuni farmaci anticancro, Novo Nordisk ha smesso di mandare insulina e Leo Pharma non spedisce più un farmaco anticoagulante e uno contro la psoriasi.
La sensazione di essere in condizioni di salute non buone o addirittura pessime è aumentata del 14% e i suicidi sono aumentati del 17% tra il 2007 e il 2009 e addirittura del 40%, secondo il ministero della salute, nei primi sei mesi del 2011.
Anche l’Aids ritorna a fare paura. Il numero di nuovi infettati da Hiv aumenta: 52% in più nel 2011 rispetto al 2010. La causa è da cercare nella riduzione di un terzo dei programmi di prevenzione rivolti alle prostitute e ai tossicodipendenti. Siringhe pulite, sostituti dell’eroina e trattamenti antiretrovirali sono necessari per combattere l’infezione, ma oggi, in un paese che ha tagliato le spese sanitarie del 36%, secondo i dati dalla scuola di sanità pubblica, queste cose sono difficili da ottenere. E lo saranno sempre di più, visto che il governo sembra stia pianificando un taglio al contributo statale per i farmaci antiretrovirali: oggi un trattamento costa allo stato greco circa 1000 euro al mese per persona, con i nuovi tagli ogni paziente dovrà pagarne 400. Inoltre, il numero dei tossicodipendenti è in aumento. Un altro segnale inequivocabile del malessere è che le cliniche di strada messe in piedi da alcune organizzazioni non governative per gli immigranti hanno cominciato ad essere utilizzate dagli stessi greci. Medicines du monde stima che la percentuale di greci che vi si rivolge sia salita dal 3-4% prima della crisi al 30% di oggi

Grecia. E adesso si scappa in campagna

i greci se ne vanno dalle città per cercare una vita più sostenibile e conveniente nelle campagne. Non credevo che sarebbe successo così presto.

è stato il Guardian, un paio di settimane fa, a raccontare che i greci se ne vanno dalle città per cercare una vita più sostenibile e conveniente nelle campagne.
Non credevo che sarebbe successo così presto. Anzi: malgrado lo vada predicando da anni, non credevo sarebbe stato possibile vedere la migrazione in campagna di una Nazione che subisce la fase terminale di una crisi. Sapete com'è, si crede razionalmente all'impensabile ma non lo si vuole accettare.
Mi stupisce anche una presa di coscienza così rapida dell'invivibilità delle città in caso di gravi problemi economici e di organizzazione strategica. Non si aspettano le stragi in strada per scappare, pare proprio di no. Sappiamolo.
Mi auguro che per i greci vada diversamente che per gli argentini, dove in campagna si alzò addirittura la mortalità infantile per fame. Spero che questa migrazione tempestiva serva anche a trovare il tempo per organizzarsi. La Grecia è ancora molto rurale, piena di ulivi, alveari, mandrie, e sono in pochi. Ce la faranno.
Sono piuttosto sconcertata, perdonate. Non era la bozza di un romanzo, quella che abbiamo scritta qui per oltre tre anni.

Situazione greca, utile infografica

Gli ammortizzatori sociali greci sono la metà, pro capite, di quelli francesi; lo stesso vale per i costi amministrativi dello Stato e la spesa per le pensioni. Che questa crisi finanziaria sia un'ottima scusa per distruggere quel che resta del welfare europeo è un sospetto sempre più tangibile.

Grecia, è allarme suicidi per la crisi

Rispetto all'anno scorso sono aumentati del 40%: uomini tra i 35 e i 60 anni, molti si uccidono per la vergogna
IL DRAMMA
Grecia, è allarme suicidi per la crisi
Rispetto all'anno scorso sono aumentati del 40%: uomini tra i 35 e i 60 anni, molti si uccidono per la vergogna
MILANO - La crisi economica in Grecia ha portato ad una drammatica crescita dei suicidi. Ad indagare sul fenomeno è il Wall Street Journal, che riporta dati ufficiali del ministero della Salute secondo i quali vi è stato un aumento del 40% dei suicidi nei primi cinque mesi dell'anno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso.
IL SUICIDIO E' VISSUTO COME UNA VERGOGNA- In realtà le vittime potrebbero essere molte di più perchè in Grecia il suicidio è vissuto come una vergogna e molte famiglie cercano di far passare per incidenti la morte dei loro cari. Altri tentano invece di togliersi la vita in modo plateale, come l'uomo che si è dato fuoco venerdì davanti ad una banca a Salonicco. L'organizzazione Klimaka, che gestisce un telefono amico per la prevenzione dei suicidi, riceveva un tempo circa 10 telefonate al giorno. Ma ora vi sono giorni «in cui arriviamo a 100», racconta lo psicologo Aris Violatzis. A chiamare sono uomini finanziariamente rovinati fra i 35 e i 60 anni. «Hanno perso la loro identità di marito che porta il pane a casa e non si sentono più uomini secondo i nostri standard culturali», spiega Violatzis.
LA STORIA DI PETRAKIS - Al mercato di Heraklion, una città dell'isola di Creta, vi sono stati tre suicidi in poco tempo. Qui l'onore degli uomini è un concetto culturalmente molto radicato e un caso esemplare è quello di un verduraio, il signor Petrakis. Vecchie foto lo mostrano con lo sguardo spavaldo e i folti baffi neri, ma pochi giorni fa, all'età di 58 anni, si è sparato fra gli ulivi del campo comprato con mille sacrifici. Alberghi e ristoranti lo pagavano con assegni postdatati, che era costretto a rivendere a prezzo inferiore alle banche per far fronte ai debiti. Per sfuggire alla rovina, dopo che la banca aveva minacciato di prendergli la casa, Petrakis ha disperatamente tentato una piccola truffa portando in banca un assegno falso. Ma è stato subito scoperto e denunciato. Per la vergogna ha tentato una prima volta il suicidio bevendo benzina. La moglie lo ha salvato ma, quando è tornato al mercato, un fornitore di arance ha preteso di essere pagato e lo ha chiamato «truffatore». E per Petrakis è stato troppo. (Fonte: Adnkronos Salute)

Orrore, la Grecia in schiavitù: è stata venduta agli inglesi

La scoperta è di quelle agghiaccianti, e ci arrivo fra un attimo. Ma il senso di disperazione di chi scrive è che non so più a chi appellarmi. Questo colpo di Stato finanziario in Europa sta vomitando orrori su orrori man mano che gli si scava all’interno. Il mio lavoro è di scoprire e rendere pubblico ciò che scopro, ma per chi? Chi ha la determinazione di agire? Non voi, non i politici, non i sindacati, non la Chiesa. Chi allora? Chi? Ora la scoperta. I greci sono spacciati, non possiamo far più nulla. Dobbiamo lasciarli andare e vederli morire, come fossimo i pochi che sono riusciti a salire sull’ultima scialuppa rimasta e che devono rassegnarsi ad abbandonare gli altri naufraghi ai pescecani che li stanno già dilaniando.
Lo so, è orrendo allontanarsi mentre quelli urlano da non poter sopportare. Non abbiamo scelta. I criminali dall’Unione Europea, leggi i financialnazisti tedeschi e i financialVichy francesi, hanno firmato la condanna a morte dei greci nel summit europeo del 26 ottobre, dove all’insaputa della stampa e delle televisioni la seguente clausola è stata imposta di forza ad Atene: la giurisdizione legale sui titoli di Stato greci ancora in circolazione (cioè non ripagati) passa dalla sovranità greca a quella inglese. Traduco: la Grecia non è più padrona del proprio debito, che da ora è gestito legalmente dalla Corona britannica sotto leggi britanniche.
Conseguenze: primo, la Grecia può essere ora trascinata in tribunale dai suoi creditori senza poter esercitare uno straccio di difesa sovrana con le proprie leggi. Parlamento e giustizia greci valgono ormai meno di nulla. Secondo, la Grecia in questo modo non potrà più rinegoziare il proprio debito per salvare la nazione. Non lo potrà fare né in Euro, né in Dracme (cioè proporre ai creditori di accontentarsi di rimborsi inferiori in Euro o di rimborsi in Dracme). Infatti non è più legalmente proprietaria del suo debito, e verrebbe massacrata dai creditori che per farlo userebbero le leggi di un altro Paese (notoriamente e sfacciatamente pro-business).
Ma questo significa soprattutto che non può più abbandonare l’Eurozona, perché la condizione essenziale del default sovrano è di poter poi dire al mondo intero: «Rinegozio il mio debito alle mie condizioni e con la mia moneta». L’hanno chiusa dentro a chiave, hanno buttato la chiave, e lì deve morire. Fermi: parliamo di sofferenze vere, gente vera, oggi, e destini troncati. Crimini contro l’umanità.
La cosa che fa urlare di furia è anche che fra l’altro questa condanna a morte gli è stata imposta in cambio di un pacchetto di aiuti che sono proprio ciò che ne torturerà l’economia lentamente fino al decesso, perché sono le… famose misure di austerità che sono oggi piombate anche qui da noi. I greci sono perduti. Mi rimane solo una magrissima speranza: che il sadismo franco-tedesco, dopo aver macellato milioni di famiglie greche, irlandesi, portoghesi e italiane, inizi a divorare se stesso, collassando anche la scialuppa dove troneggiano Francia e Germania, che forse comincinano già ora a rendersene conto.
E rimaniamo noi. Cioè voi, perché io la mia parte la faccio. Lavoro gratis per queste battaglie, rischio il vilipendio del Capo dello Stato un giorno sì e uno no, rischio le querele che mi portano via la casa, rischio i manganelli quando vado a urlare a Prodi “delinquente” in pubblico, rischio un bossolo in una busta di carta nella buca delle lettere, certo, perché questi non scherzano, e poi  ho perso reddito, fama, e ciò che amavo fare nella vita, cioè le inchieste in giro per il mondo. Ma voi. Voi su quella scialuppa, ancora interi, adulti vaccinati, che messi di fronte alla fine dei vostri figli in un’Italia kosovizzata state lì inermi, laureati, diplomati, occupati, macchinati, Ipaddati, bravi a tirare scapaccioni ai vostri bambini, ma lì imbelli di fronte al Potere e solo capaci di scrivere a me “Dott. Barnard, ma cosa possiamo fare?”. Cosa potete fare? Siate uomini! Siate donne! E se non sapete difendervi per sopravvivere allora schiattate. Vergognatevi. Carne da pescecani. (e smettete di scrivermi).
(Paolo Barnard, “Carne da pescecani (voi)”, intervento pubblicato sul blog di Barnard il 12 novembre 2011).

Grecia senza cibo e medicine, i bambini muoiono di fame

Duecento casi di bambini in pericolo, denutriti, «perchè i loro genitori non sono in grado di alimentarli come si deve». Non è il medioevo, è la Grecia del 2011. «Quando ho letto questa notizia – confessa Debora Billi – pensavo fosse l’esagerazione di qualche blog catastrofista, tanto mi sembrava incredibile». Invece è l’Ansa, che cita il sito “Newsit”. E’ la maggiore agenzia di stampa italiana a confermare la storia: quei 200 piccoli europei sono davvero alle prese con la fame, e i loro insegnanti «fanno la fila per prendere un piatto di cibo per i loro alunni che non hanno da mangiare». Questa non è più crisi, è catastrofe umanitaria: «Il ministero della pubblica istruzione, che in un primo momento aveva definito la denuncia come “propaganda”, si è visto costretto a riconoscere la gravità del problema».
Come hanno riferito alcuni insegnanti al quotidiano “To Vima”, il problema della denutrizione ormai esiste e, in Grecia, viene individuato più facilmente nelle scuole a tempo pieno: «Molti ragazzi vengono in classe senza il pranzo e dicono di averlo dimenticato a casa perché si vergognano di dire la verità». E non mancano nemmeno i casi di pazienti che, dopo essere guariti, non vogliono lasciare l’ospedale perché non hanno dove andare a dormire, continua la cronaca greca, ripresa dal blog “Crisis.Blogosfere”. «Stanno uccidendo i greci, e non solo con la fame», osserva Debora Billi: l’altra emergenza, ormai drammatica, riguarda l’assistenza sanitaria: la Grecia sembra stia scivolando verso una disperazione sociale da terzo mondo.
«I ricoveri nelle strutture private sono crollati del 30% tra il 2009 e il 2010», scrive “L’Unità” in un recente servizio da Atene, «mentre quelli negli ospedali pubblici sono aumentati del 24%». Contemporaneamente, i centri sanitari statali hanno subito tagli per il 40% del loro budget: il personale è gravemente carente, perché molti lavoratori sono stati licenziati per effetto dei tagli al sistema di protezione sociale imposto dalla terapia d’urto voluta dall’Europa. Risultato, la disperazione ormai diffusa, che incoraggia la peggiore forma di corruzione: «Le code per una visita o per un ricovero sono diventate lunghissime, tanto da scoraggiare i pazienti e da alimentare il sistema delle bustarelle elargite a medici e infermieri».
Inoltre, aggiunge “L’Unità”, cominciano a scarseggiare alcuni medicinali: molte ditte farmaceutiche hanno infatti deciso di sospendere l’approvvigionamento di farmaci agli ospedali greci perché le fatture non venivano pagate da anni. Un esponente della Roche ha dichiarato al “Wall Street Journal” che il gruppo svizzero ha interrotto la fornitura di alcuni farmaci anti-cancro, mentre Novo Nordisk ha smesso di rifornire gli ospedali greci di insulina e Leo Pharma ha cessato di spedire ad Atene due medicinali importanti, un anticoagulante e un farmaco contro la psoriasi.
Già nel 2008, cioè tre anni fa, sapevamo che i greci sarebbero stati “i primi”, scrive Debora Billi, segnalando che il suo blog ha avviato dal 2010 un monitoraggio ravvicinato delle sofferenze sociali provocate in Grecia dal “rigore” imposto dalla Bce dopo lo scoppio della crisi finanziaria, lasciata marcire dai bilanci statali “truccati” dai consulenti della Goldman Sachs. Debora Billi è “sul pezzo” da anni: «Malgrado ciò – scrive ora – sono stupita dalla rapidità con cui la situazione si sta deteriorando. Non possiamo fare altro che assistere inorriditi alla tragedia che si consuma a poche ore di navigazione dalle nostre coste, con la sempre più ineluttabile consapevolezza che i prossimi saremo noi».

Suicidi in aumento, l’Italia scivola verso la Grecia

Mario Monti riuscirà a salvarci, come scrivono giornali e televisioni? No, purtroppo: sempre ammesso che l’obiettivo del governo tecnico sia il salvataggio del paese, e non invece la sua sostanziale svendita a prezzi di realizzo ai dominus della finanza mondiale, ansiosi di mettere le mani sui “gioielli di famiglia” come Eni e Finmeccanica, senza contare immobili prestigiosi, terreni agricoli, beni comuni come l’acqua. Loretta Napoleoni è pessimista: «Penso che stiamo scivolando verso la Grecia», dice, perché «quello che sta succedendo oggi in Italia l’abbiamo già visto in Grecia e lo vediamo quotidianamente». Come se non bastasse, c’è un nuovo campanello d’allarme: l’aumento dei suicidi. «E’ uno dei primi segnali di un Paese che scivola lungo la china del default e della bancarotta».
Chiaramente, aggiunge l’economista in un intervento pubblicato sul blog “Cado in piedi”, il baratro della crisi è anche un problema di percezione. E’ accaduto anche ad Atene: il numero di suicidi è vertiginosamente aumentato quando il paese ha affrontato lo choc della realtà: il buco nero del debito e i tagli selvaggi imposti alla spesa sociale. Fino a poco prima, la Grecia non aveva il minimo sospetto che la catastrofe fosse dietro l’angolo. E adesso, a quanto pare, tocca a noi: «Fino a poche settimane fa – scrive Loretta Napoleoni – gli italiani neanche sapevano di trovarsi in questa situazione, perché si continuava a dire che tutto andava bene», stando appunto alle surreali rassicurazioni del Cavaliere. Poi, di colpo, il precipizio. Fino alla “cura” Monti. Che, secondo la Napoleoni, peggiorerà solo le cose.
«Ci troviamo in una situazione in cui la politica di austerità imposta dall’Europa unita non funzionerà», dice l’economista. Il “rigore” «ci porterà a una spirale deflazionista e di depressione». Finale scontato: «Andremo verso il destino della Grecia, con 519 miliardi da pagare nel 2012 e da rastrellare sul mercato per pagare gli interessi sul debito». Prima o poi dovremo chiedere aiuto: soccorso finanziario che «sicuramente non ci verrà dato». Il rischio? «Si porrà il problema del default incontrollato», la bancarotta improvvisa e selvaggia, il panico. «Noi dovremmo avere un “piano B” per un default controllato, una rinegoziazione del debito e una potenziale uscita dall’Euro o la costituzione di un Euro a due velocità», insiste Loretta Napoleoni: «Dovremo fare un po’ più di quello che fa Cameron e un po’ meno di quello che fa Papademos e che ha fatto fino a oggi Papandreou».

Stanno uccidendo i greci

In Grecia ci sono già bambini che hanno fame, e malati che non hanno medicine.
Quando ho letto questa notizia pensavo fosse l'esagerazione di qualche blog catastrofista, tanto mi sembrava incredibile.
Parlando con il sito online Newsit.gr, la donna ha affermato che nelle ultime settimane "sono stati registrati circa 200 casi di neonati denutriti perche' i loro genitori non sono in grado di alimentarli come si deve", mentre gli insegnanti delle scuole intorno all'istituto da lei diretto fanno la fila per prendere un piatto di cibo per i loro alunni che non hanno da mangiare. Il ministero della Pubblica Istruzione, che in un primo momento aveva definito la denuncia come "propaganda", si e' visto costretto a riconoscere la gravita' del problema.
Come hanno detto alcuni insegnanti al quotidiano To Vima, il problema di denutrizione esiste e viene individuato piu' facilmente nelle scuole a pieno tempo: "Molti ragazzi vengono in classe senza il pranzo e dicono di averlo dimenticato a casa perche' si vergognano di dire la verita'". E non mancano nemmeno i casi di pazienti che, dopo essere guariti, non vogliono lasciare l'ospedale perche' non hanno dove andare a dormire.
Stanno uccidendo i greci, e non solo con la fame. L'Unità, qualche settimana fa:
I ricoveri nelle strutture private sono crollati del 30% tra il 2009 e il 2010, mente quelli negli ospedali pubblici sono aumentati del 24%. Contemporaneamente, gli ospedali pubblici hanno subito tagli per il 40% del loro budget, molti lavoratori sono stati licenziati e quindi il personale è carente. Le code per una visita o per un ricovero sono diventate lunghissime, tanto da scoraggiare i pazienti e da alimentare il sistema delle bustarelle elargite a medici e infermieri.
Inoltre, cominciano a scarseggiare alcuni medicinali. Molte ditte farmaceutiche hanno infatti deciso di sospendere l'approvvigionamento di farmaci agli ospedali greci perché le fatture non venivano pagate da anni. Un esponente della Roche ha dichiarato sempre al Wall Street Journal che il gruppo svizzero ha interrotto la fornitura di alcuni farmaci anticancro, Novo Nordisk ha smesso di mandare insulina e Leo Pharma non spedisce più un farmaco anticoagulante e uno contro la psoriasi.
Questo blog si occupa di Grecia da tempo. Nel dicembre 2008, tre anni fa, sapevamo già che i greci sarebbero stati "i primi". E Pietro cominciò a seguire da vicino la Grecia nel gennaio 2010, due anni fa. Malgrado ciò, sono stupita dalla rapidità con cui la situazione si sta deteriorando. Non possiamo fare altro che assistere inorriditi alla tragedia che si consuma a poche ore di navigazione dalle nostre coste, con la sempre più ineluttabile consapevolezza che i prossimi saremo noi.

Grecia:Un triste Natale all'insegna di rabbia e disperazione


(di Demetrio Manolitsakis) - (ANSAmed) - ATENE, 19 DIC - In Grecia, a pochi giorni dal Natale e in piena recessione, si ha l'impressione che dovunque prevalga un'atmosfera di rabbia e di tristezza che ai greci di una certa eta' riporta alla memoria scene della Seconda Guerra mondiale e dell'occupazione tedesca del Paese: poverta', lotta quotidiana per la sopravvivenza, disperazione. Le famiglie greche, secondo i dati della Confederazione Nazionale del Commercio ellenico, vivono in una situazione che appena qualche mese fa sembrava impensabile. Nove greci su 10 hanno abolito le spese per il vestiario e per le calzature, otto su 10 le spese per i divertimenti e un cittadino su quattro dichiara che gli non bastano i soldi per l'acquisto di generi di prima necessita'. Soltanto un greco su quattro cerca di risparmiare per paura della situazione economica incerta. Mentre sempre un cittadino su quattro vive al di sotto della soglia di poverta', uno al limite della stessa soglia e due su quattro fanno ricorso ai loro risparmi per vivere. In ogni caso, secondo la Confederazione, cio' significa che sul mercato manca la liquidita' che puo' condure alla sparizione della piccola e media imprenditoria. Piu' di 400.000 nuclei familiari, secondo l'Istituto nazionale di statistica Elstat, sono rimasti senza alcun reddito perche' nessuno dei componenti lavora piu', mentre oltre 60.000 famiglie hanno fatto ricorso al tribunale chiedendo la regolamentazione dei loro debiti perche' sostengono di non essere piu' in grado di pagarli nemmeno a rate. Il numero degli indigenti che usufruiscono delle mense comuni allestite dalla Chiesa ortodossa greca e' aumentato ultimamente di 20.000 unita', come ha rivelato Maria Iliopoulou, direttrice del brefotrofio di Atene. Parlando con il sito online Newsit.gr, la donna ha affermato che nelle ultime settimane "sono stati registrati circa 200 casi di neonati denutriti perche' i loro genitori non sono in grado di alimentarli come si deve", mentre gli insegnanti delle scuole intorno all'istituto da lei diretto fanno la fila per prendere un piatto di cibo per i loro alunni che non hanno da mangiare. Anche i maestri delle scuole elementari del Comune di Atene, sostiene Iliopoulou, ''ci chiedono i pasti per i loro scolari che non hanno da mangiare, mentre in molte scuole la situazione e' ancor piu' drammatica perche' alcuni bambini sono svenuti in classe in quanto denutriti. L'Associazione insegnanti di Scuole elementari di Atene, circa la situazione in cui versano molti alunni delle scuole della capitale a causa della difficile situazione economica dei genitori, ha denunciato il caso di un padre che si e' tolto la vita perche' non era piu' in grado di far crescere i suoi tre figli. Il ministero della Pubblica Istruzione, che in un primo momento aveva definito la denuncia come "propaganda", si e' visto costretto a riconoscere la gravita' del problema. E cosi' ha deciso di distribuire agli alunni delle famiglie meno abbienti buoni pasto con cui al mattino possono acquistare la colazione dal refettorio delle scuole.

Come hanno detto alcuni insegnanti al quotidiano To Vima, il problema di denutrizione esiste e viene individuato piu' facilmente nelle scuole a pieno tempo: "Molti ragazzi vengono in classe senza il pranzo e dicono di averlo dimenticato a casa perche' si vergognano di dire la verita'". E non mancano nemmeno i casi di pazienti che, dopo essere guariti, non vogliono lasciare l'ospedale perche' non hanno dove andare a dormire.

(ANSAmed).

Τετάρτη 12 Μαΐου 2010

GERMANIA RESPINGE RICHIESTA GRECA PER STRAGE DISTOMO

nazismo4Il governo tedesco ha respinto le richieste della Grecia di compensazioni per il massacro di 218 cittadini greci nel giugno del 1944 a Distomo da parte delle SS. Il ‘no’ segue l’annuncio del premier greco Giorgio Papandreou di un ricorso di Atene al Tribunale dell’Aja nella vertenza fra Italia e Germania per questi ris Il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle (Fdp), ha detto di non capire l’iniziativa di Atene, sottolineando che il governo federale tedesco si aspetta il rispetto della «immunità della Germania come Stato».