Πέμπτη 8 Δεκεμβρίου 2016

Grecia: debito pubblico e austerità

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Atene. Anni di Troika stanno facendo vedere qualche (timido) risultato. Così la Grecia, per la prima volta dall’inizio della crisi del 2008, si trova il proprio enorme debito pubblico, che ammontava a 323 miliardi di euro – cioè il 180% del Pil – ridurre lievemente. Un piccolo passo nella direzione di una contrazione più massiccia stimata, dai burocrati di Bruxelles, intorno al 20% entro il 2060.

Ad Atene si dicono “determinati a proseguire i negoziati con l’Unione europea ed il Fondo monetario internazionale, per completare entro fine anno la secondo revisione del programma di aiuti”. “Da quel momento – afferma Napoleon Maravegias, docente di economia europea – per la Grecia si potrebbero spalancare le porte degli investimenti, l’inclusione nel programma di acquisto di titoli di Stato da parte della Bce ed il ritorno ai mercati finanziari. Fra un paio d’anni avvertiremo gli effetti sulle nostre tasche. Ma non pensate che ci sarà una situazione di prosperità”.
Prosperità che di certo non vivono e non sentono i cittadini greci, stremati da misure economiche che li hanno costretti praticamente a perdere tutto; comprese le pensioni, primo bacino dal quale i vari governi hanno attinto per rimpinguare le magre casse statali.
La prospettiva immediata, comunque, rimangono sul filo conduttore unico dell’austerità: “nel 2017 ci aspettiamo nuove tasse per due miliardi e mezzo di euro”, afferma Michael Massourakis, capo economista della Federazione delle imprese greche. “Siamo preoccupati per gli effetti della tassazione sull’attività economica. Qualsiasi governo alla ricerca di obiettivi ambiziosi se aumenta ulteriormente le tasse rischia di uccidere per sempre l’economia greca”.

(di Alessandro Marinai)


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