Δευτέρα 6 Ιουλίου 2015

Eureka: Lo schiaffo di Atene

Con oltre il 61% dei no la Grecia sceglie di sostenere con forza il negoziato di Syriza a Bruxelles. La gente di Atene scende in strada a festeggiare. Per le banche internazionali il Grexit ormai è inevitabile. Berlino sembra chiudere le porte a Tsipras. Oggi decisivo vertice Merkel e Hollande: «Il voto greco va rispettato»


Eureka. La pic­cola Gre­cia ha man­te­nuto la pro­messa e il suo lea­der ha vinto la scom­messa dando una splen­dida lezione di demo­cra­zia all’Europa intera. La vit­to­ria non annulla i pro­blemi che la Gre­cia ha di fronte, ma da oggi non è in campo solo il governo di una sini­stra radi­cale, bol­lata come inaf­fi­da­bile. E’ in prima linea un popolo intero, con­sa­pe­vole e deter­mi­nato a far sen­tire la sua voce a tutto il Vec­chio Continente.
La misura straor­di­na­ria dell’esito elet­to­rale — i No supe­rano lar­ga­mente i Sì — con­se­gna all’Europa, alle sue opi­nioni pub­bli­che, ai lea­der poli­tici dei paesi, un mes­sag­gio forte e chiaro: l’austerità ci ha distrutto, vogliamo cam­biare pagina e archi­viare la sua furia devastante.

I poli­tici con­ser­va­tori, in testa a tutti Mer­kel e Junc­ker, che auspi­ca­vano la scon­fes­sione a furor di popolo del lea­der di Syriza, dopo que­sta vit­to­ria cla­mo­rosa dovreb­bero, come di dice, trarne le debite con­se­guenze. Per­ché il voto del popolo greco chiede un’Europa diversa, dun­que con­tro le éli­tes inca­paci, di fronte alla più grave e lunga crisi dal dopo­guerra, di gui­dare il con­ti­nente più ricco del mondo. Diver­sa­mente, a sbat­tere con­tro il muro, come dice la can­cel­liera, non sarà Tsi­pras, ma le lea­der­ship di Bruxelles.
Alle nostre lati­tu­dini vogliamo vedere cosa sarà capace di arzi­go­go­lare il pre­si­dente del con­si­glio, tra i primi e i più duri a spa­rare con­tro la scelta di Tsi­pras («vuole tor­nare alla dracma»), a suo dire anti­eu­ro­pei­sta e col­pe­vole di farsi carico delle sof­fe­renze inflitte al suo paese dalla troika.
Se prima del refe­ren­dum il suo alli­nea­mento die­tro le giac­che colo­rate di Mer­kel era imba­raz­zante, adesso è inde­co­roso soste­nere una posi­zione di subal­ter­nità di fronte agli elet­tori che ancora con­si­de­rano il Pd un par­tito di cen­tro­si­ni­stra. Per­ché se c’è un peso poli­tico spe­ci­fico del risul­tato delle urne, è pro­prio l’immediata richie­sta alle forze di cen­tro­si­ni­stra, e non solo, di costruire un’alternativa all’austerità tede­sca. E cer­ta­mente le forze di sini­stra, in prima fila con­tro il neo­li­be­ri­smo, rice­ve­ranno nuovo vento dal grande No.
Avremo modo nelle pros­sime ore (l’incontro Hollande-Merkel, l’attesa deci­sione di Dra­ghi) di capire se e come ripren­derà la trat­ta­tiva con la Gre­cia. Ma sul voto, sulla sua misura, biso­gna spen­dere ancora una parola a pro­po­sito della gran­cassa media­tica che lo ha accompagnato.
Che i son­daggi ormai siano assai poco atten­di­bili non è dav­vero una notizia.
Ma se quel “testa a testa” che ci ha bom­bar­dato su gior­nali e tv è opera, come abbiamo sco­perto, dell’ufficio mar­ke­ting del cen­tro­de­stra di Sama­ras e com­pa­gni, allora siamo di fronte a un’operazione mani­po­la­to­ria molto pesante. Che le tv pri­vate gre­che siano state mega­foni di Sama­ras è grave ma non sorprendente.
Che le stesse parole d’ordine siano state repli­cate da tanti media (Cor­riere della Sera in testa) ita­liani pur­troppo è una conferma.
Que­sta è la demo­cra­zia e non potete farci niente. Niente.

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